Migrato rapace uccello
sfamato di mia malinconia.
Becco curvo gocciante rosso,
spiegate l’ali
nere
come fondo di barile
vuoto di voci
denso d’odore di desideri.
Via, lontano,
e ho sentito il frullio d’ali,
sazio porta il mio dolore.
E' il racconto di una morte, o per meglio dire di un passaggio, in un luogo naturalmente magico, le saline. E il passaggio diventa il tema di questo racconto dove la narrazione dell’amalgama di emozioni (gioie, ansie, dolori, ecc) che chiamiamo vita avviene tramite gli elementi terrestri propri di quel luogo, l’acqua e il sale, da cui il titolo
ANTEFATTO: la scena rappresenta l'incontro fra la signora VITTORIA, vestita in maschera per non farsi riconoscere, che si introduce nella bottega da caffè frequentata dal marito signor EUGENIO, reduce da importanti perdite al gioco, per controllarne le mosse; ma appena lo incontra abbassa la maschera e si rivela.
Scena ventesima
Vittoria, poi Eugenio dalla locanda.
Vittoria: Voglio accrescere la di lui sorpresa col mascherarmi. (si maschera)
Eugenio: Io non so quel ch'io m'abbia a dire; questa nega, e quei tien sodo. Don Marzio so che è una mala lingua. A queste donne che viaggiano non è da credere. Mascheretta? A buon'ora! Siete mutola? Volete caffè? Volete niente? Comandate.
Vittoria: Non ho bisogno di caffè, ma di pane. (si smaschera)
Eugenio: Come! Che cosa fate voi qui?
Vittoria: Eccomi qui strascinata dalla disperazione.
Eugenio: Che novità è questa? A quest'ora in maschera?
Vittoria: Cosa dite eh? Che bel divertimento! A quest'ora in maschera.
Eugenio: Andate subito a casa vostra!
Vittoria: Anderò a casa, e voi resterete al divertimento.
Eugenio: Voi andate a casa, ed io resterò dove mi piacerà di restare.
Vittoria: Bella vita, signor consorte!
Eugenio: Meno ciarle, signora: vada a casa, che farà meglio.
Vittoria: Sì, anderò a casa; ma anderò a casa mia, non a casa vostra.
Eugenio: Dove intendereste d'andare?
Vittoria: Da mio padre; il quale, nauseato dei mali trattamenti che voi mi fate, saprà farsi render ragione del vostro procedere e della mia dote.
Eugenio: Brava, signora, brava. Questo è il gran bene che mi volete; questa è la premura che avete di me e della mia riputazione.
Vittoria: Ho sempre sentito dire che crudeltà consuma amore. Ho tanto sofferto, ho tanto pianto, ma ora non posso più.
Eugenio: Finalmente, che cosa vi ho fatto?
Vittoria: Tutta la notte al giuoco!
Eugenio: Chi vi ha detto che io abbia giuocato?
Vittoria: Me l'ha detto il signor Don Marzio, e che avete perduto cento zecchini in contanti, e trenta sulla parola.
Eugenio: Non gli credete, non è vero.
Vittoria: E poi a' divertimenti con la pellegrina.
Eugenio: Chi vi ha detto questo?
Vittoria: Il signor Don Marzio.
Eugenio: (Che tu sia maledetto!) (da sè Credetemi, non è vero.
Vittoria: E di più impegnare la roba mia; prendermi un paio di orecchini, senza dirmi niente. Sono azioni di farsi ad una moglie amorosa, civile e onesta come sono io?
Eugenio: Come avete saputo degli orecchini?
Vittoria: Me l'ha detto il signor Don Marzio.
Eugenio: Ah lingua da tanaglie!
Vittoria: Già dice il signor Don Marzio, e lo diranno tutti, che uno di questi giorni sarete rovinato del tutto; ed io, prima che ciò succeda, voglio assicurarmi della mia dote.
Eugenio: Vittoria, se mi voleste bene, non parlereste così.
Vittoria: Vi voglio bene anche troppo, e se non vi avessi amato tanto, sarebbe stato meglio per me.
Eugenio: Volete andare da vostro padre?
Vittoria: Sì, certamente.
Eugenio: Non volete più star con me?
Vittoria: Vi sarò quando avrete messo giudizio.
Eugenio: (alterato) Oh, signora dottoressa, non mi stia ora a seccare.
Vittoria: Zitto; non facciamo scene per la strada.
Eugenio: Se aveste riputazione non verreste a cimentare vostro marito in una bottega da caffè.
Vittoria: Non dubitate, non ci verrò più.
Eugenio: Animo! via di qua.
Vittoria: Vado, vi obbedisco, perché una moglie onesta deve obbedire anche un marito indiscreto. Ma forse, forse sospirerete d'avermi quando non mi potrete vedere. Chiamerete forse per nome la vostra cara consorte, quando ella non sarà più in grado di rispondervi e di aiutarvi. Non vi potrete dolere dell'amor mio. Ho fatto quanto far poteva una moglie innamorata di suo marito. M'avete con ingratitudine corrisposto; pazienza. Piangerò da voi lontana, ma non saprò così spesso i torti che voi mi fate. V'amerò sempre, ma non mi vedrete mai più. (parte)
Eugenio: Povera donna! Mi ha intenerito. So che lo dice, ma non è capace di farlo; le andrò dietro alla lontana, e la piglierò con le buone. S'ella mi porta via la dote, son rovinato. Ma non avrà cuore di farlo. Quando la moglie è in collera, quattro carezze bastano per consolarla.
Migrante da tempo incolore
ai tuoi occhi, penso, adesso.
Salmastro fluire di sciami irrequieti.
Foschie di desiderio azzurrognolo,
gorgo famelico di voglia d’esistere.
E sentire.
Trasvolare scialbe, sonnolente realtà.
E le tue mani riascolto,
radici del mio cielo.
Ho succhiato la vita
da baci di brezza
scivolati sull’urlo di richiamo
bollente.
Scossa, trasportata – e volevo- nel luogo dei sì.
Adesso sì. Per sempre sì.
E tacere, come tace la notte.
Io che svanirti nel sangue
volevo.
Come sale nell’acqua.
C’era un’aria stamattina
da starsene a villa Caffarelli
e guardarti il cielo negl’occhi,
ogni tanto.
Ogni tanto, magari.
Fuggitiva riposare poi sguardi
su tetti scuri e su cupole gonfie,
trafelata,
addosso quel tuo celeste spalancato,
che intransigente m’inchioda il respiro.
E ferma flussi di sangue, sempre,
addensati in un vuoto di desiderio
condannato all’esilio.
E invece
me ne andavo frettolosa
sul grigio slavato d’asfalto
e gracchiava il silenzio cittadino.
Solo la portinaia,
già a potare le ortensie,
m’ha scivolato dietro un suo sorriso
di donna sola, scolorito
come me…
Una giornata alle corse, seguita da un tuffo in piscina, seguito da cinque minuti nella sauna, seguita da una doccia, seguita dalla lettura della posta (non molto interessante) poi la mogliettina racconta qualcosa della sua giornata, i miei sette gatti mi accolgono uno alla volta e la serata comincia. Dal puro inferno a questo. riuscirò a sopportarlo? Ci riuscireste voi? Ma non preoccupatevi, l'inferno tornerà, rinvigorito, mi troverà di nuovo più vecchio, più grasso e io ti farò rapporto, caro lettore, nello stile a cui ti sei abituato. Ascolta
Quando fra l'altre donne ad ora ad ora Amor vien nel bel viso di costei, quanto ciascuna è men bella di lei tanto cresce 'l desio che m'innamora. I' benedico il loco e 'l tempo et l'ora che sí alto miraron gli occhi mei, et dico: Anima, assai ringratiar dêi che fosti a tanto honor degnata allora. Da lei ti vèn l'amoroso pensero, che mentre 'l segui al sommo ben t'invia, pocho prezando quel ch'ogni huom desia; da lei vien l'animosa leggiadria ch'al ciel ti scorge per destro sentero, sí ch'i' vo già de la speranza altero.
M’è caduta una goccia di pioggia sulle labbra, stamattina.
L’ho leccata… come un ricordo, e sapeva di te.
Lampo, nei pensieri frettolosi.
E ritrovo bocca a bocca, e il cercarsi.
Scivolo sul grigio d’asfalto,
estranea, sospesa in altre ore.
Sorseggio ricordi.
È un risveglio, come dopo un coma.
Immersione capovolta.
Eppure percepisco aria, vento leggero,
il primo fresco sulla pelle.
Ma sei tu, addosso, ancora. Sempre.
E non c’era aria, quel giorno,
solo labbra e mani e occhi,
nella stanza azzurra. Come un cielo.
Desiderio amniotico avvolgente.
Il resto fuori. Fuori.
E adesso piove forte.
Lo sconosciuto, abito scuro
sotto l’ombrello largo
s’è fermato. M’ha guardato.
Strano! Ha sorriso…forse anche io…
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi- questa morte che ci accompagna dal mattino alla sera, insonne, sorda, come un vecchio rimorso o un vizio assurdo. I tuoi occhi saranno una vana parola, un grido taciuto, un silenzio. Cosìli vedi ogni mattina quando su te sola ti pieghi nello specchio. O cara speranza, quel giorno sapremo anche noi che sei la vita e sei il nullaPer tutti la morte ha uno sguardo. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Sarà come smettere un vizio, come vedere nello specchio riemergere un viso morto, come ascoltare un labbro chiuso. Scenderemo nel gorgo muti.ADA: Ed è subito sera di Quasimodo
Nu pianefforte 'e notte
sona luntanamente,
e 'a museca se sente
pe ll'aria suspirà.
È ll'una: dorme 'o vico
ncopp' a nonna nonna
'e nu mutivo antico
'e tanto tiempo fa.
Dio, quanta stelle 'n cielo!
Che luna! e c'aria doce!
Quanto na della voce
vurria sentì cantà!
Ma sulitario e lento
more 'o mutivo antico;
se fa cchiù cupo 'o vico
dint'a ll'oscurità..
Ll'anema mia surtanto
rummane a sta fenesta.
Aspetta ancora. E resta,
ncantannese, a pensà.
la musica è il tema di "il Postino" di Ennio Morricone
Immagine tratta da http://www.splinder.com
S'i' fosse foco arderéi 'l mondo
s' i' fosse vento lo tempesterei
s'i' fosse acqua i' l'annegherei
s'i' fosse Dio mandereil'en profondo
S'i' fosse papa, sare' allor giocondo
tutti i cristïani imbrigherei
s'i' fosse 'mperator sa' che farei
a tutti mozzarei lo capo a tondo
S'i fosse morte, andarei da mio padre
s'i' fosse vita fuggirei da lui
similemente farìa da mi' madre
s'i' fosse Cecco com'i' sono e fui
torrei le donne giovani e leggiadre
e vecchie e laide lasserei altrui
Come Cleo vorrei che mi apparissi ,
Come Zefiro accarezzerei i tuoi capelli,
il viso, la tua figura tutta.
Esplorando il tuo corpo mi insinuerei
in ogni dove e dei tuoi umori mi
disseterei.
Ecco come ti sogno, una ninfa in un
letto di fiori che del suo odore
m'inebria.
di anonimo
Musica: Pachelbel: Canone in D major
(Arpa & chitarra)
Invitation to "Six people found" by Aldo Cirri, the first performance of the virtual theater of Accademia dei Sensi published in its domain
http://www.accademiadeisensi.com/6personaggi/
Invitación a "Seis personas se encuentra" por Aldo Cirri, la primera actuación de la virtual teatro de Accademia dei Sensi publicada en su dominio
http://www.accademiadeisensi.com/6personaggi/
Invitation à "Six personnes ont trouvé" par Aldo Cirri, le premier exercice de la quasi-théâtre de Accademia dei Sensi publié dans son domaine
http://www.accademiadeisensi.com/6personaggi/
Einladung zur Einreichung von "Sechs Menschen gefunden" von Aldo Cirri, die erste Leistung des virtuellen Theater der Accademia dei Sensi veröffentlicht in seiner Domäne
http://www.accademiadeisensi.com/6personaggi/
Pozvánka na "Sześciu ludzi znalezionych" przez Aldo Cirri, pierwsze wykonanie wirtualnego teatru w Accademia dei Sensi opublikowane w swojej domenie
http://www.accademiadeisensi.com/6personaggi/
Vorrei dirti tante cose ma poi le parole sfuggono via... E so che Tu sai quello che provo, quello che sento per Te... quanto desidero dividere la vita mia con Te... sempre... io con Te!
E sento il Tuo amore sfiorarmi il cuore, consolare la mia vita, regalarmi nuovi giorni Padre mio.
Rinascere ogni giorno, svegliarmi ogni mattino con Te al mio fianco per vivere qualcosa di nuovo, insieme, ancora, come un tempo, come sempre e più di allora...
Nienti silenzi tra noi, solo la Tua voce calda che mi ristora l'animo...
Come potrei pensare la mia vita senza di Te?
Io non potrei...
Non ricordo cosa T'avrei voluto scrivere stasera, su questo pezzo di carta elettronico, ma pure una cosa non dimentico.. che T'amo.
Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
Per dilettarsi, sovente, le ciurme
catturano degli àlbatri, marini
grandi uccelli, che seguono, indolenti
compagni di viaggio, il bastimento
che scivolando va su amari abissi.
E li hanno appena sulla tolda posti
che questi re dell'azzurro abbandonano,
inetti e vergognosi, ai loro fianchi
miseramente, come remi, inerti
le candide e grandi ali. Com'è goffo
e imbelle questo alato viaggiatore!
Lui, poco fa sì bello, com'è brutto
e comico! Qualcuno con la pipa
il becco qui gli stuzzica; là un altro
l'infermo che volava, zoppicando
scimmieggia.
Come il principe dei nembi
è il Poeta che, avvezzo alla tempesta,
si ride dell'arciere: ma esiliato
sulla terra, fra scherni, camminare
non può per le sue ali di gigante.
L’aria calda quasi soffocante di quella estate asfissiante
la panchina vuota raccontano la complicità
in quel parco quasi deserto, il fiume accanto prosegue
il suo lento cammino, il vento leggero scompiglia i capelli
seduto leggi un libro, ridendo delle cose che leggi
anche io ho un libro in mano aperto
ma il mio sguardo è perso in pensieri che viaggiano lontani
difendo le mie scelte, ho creduto nelle attese
ma il tuo ego è sempre stato più forte
immagino che sia un giorno come tanti, un giorno al quale ne seguiranno altri
ma non c’è niente di logico nell’esistenza mi dico
un giorno prima amanti
e poi due mani fredde che salutano
mi gioco i ricordi in un abbraccio perché l’illusione duri
ti ho cercato, non sei così forte come ti credevo
e tutto si è spento in quell'istante
di un giorno non come tanti
su quella panchina in quel parco quasi deserto.
Musica: Pink Floyd Wish You Were Hereeseguita daLululele
... Spezzo catene di cartone
in cui... scorre il mio sangue
imprigionavano sabbia
che le mie mani non riescono ora a trattenere...
rovinosamente sulla nuda terra
cadono... sabbia... e sangue disgiunti...
mentre anime doloranti
si allontanano guardandomi con disprezzo
Giordano Bruno In lode dell’asinoda Cabala del cavallo Pegasèo
Commento di Masaniello il Làzzaro
Lettura di Masaniello il Làzzaro
Giordano Bruno, vissuto nel corso del sedicesimo secolo, era convinto che nessuna rinascita culturale si sarebbe mai potuta realizzare in Europa senza lotta contro ogni principio di autorità e ogni tradizione dogmatica. Le Chiese cristiane: cattolica, luterana, calvinista, erano tutte ostili al pensiero moderno, ispirato dall’adesione entusiastica del filosofo alla teoria copernicana.
Questa rinascita culturale andava incontro ad un periodo di intolleranza e di guerre di religione: quella controriforma che inevitabilmente appiattiva ogni speculazione difforme alla dottrina.
Serpeggiava quindi quell’ignoranza che Bruno beffardamente lodava nella “Cabala del cavallo Pegasèo” con il sonetto “In lode dell’asino”:
O sant'asinità, sant'ignoranza,
santa stolticia e pia divozione,
qual sola puoi far l'anime sì buone,
ch'uman ingegno e studio non l'avanza:
non gionge faticosa vigilanza
d'arte qualumque sia, o 'nvenzione,
né de sofossi contemplazione,
al ciel dove t'edifichi la stanza.
Che vi vai, curiosi, il studiare,
voler saper quel che fa la natura,
se gli astri son pur terra, fuoco e mare?
La santa asinità di ciò non cura;
ma con man gionte e 'n ginocchion vuol stare
aspettando da Dio la sua ventura.
Nessuna cosa dura,
eccetto il frutto de l'eterna requie,
la qual ne done Dio dopo l'essequie
Sigla a cura di Asa e Masa
Musica:
Claudio Monteverdi: Christe, adoramus te a 5 voci - Madrigals and Motets, Aoede Consort—Dan Foster, Artistic Director, 2007
Lasciandosi scivolare tra i rami più alti, continuava ad osservare la terra, così lontana. Non c'era la notte ad occultare la vista, non sorridevano le stelle in cerca di nubi; era già mattina. Osservava il sorgere del sole come fosse la prima volta.
L'aria era umida; nessun rumore in lontananza, nessuna distrazione. Il suolo dava l'idea di solido geometrico, un'area compatta e dura. Dai cespugli lungo il ciglio di una strada di campagna, saliva fino ai rami più alti un sapore di more; selvatico e longevo come un ciottolo di fiume, spumoso come il bordo di una vecchia conchiglia. Era quasi l'ora.
Certo sarebbe stato più tranquillo, avesse avuto due ali; non c'erano piume ad abbellire i suoi arti, ma cinque semplici dita. Non l'esperienza del falco, né il canto dell'usignolo; ma una lingua tristemente schiava di un ammasso neuronico.
Il contatto con la Natura non era una stupida ricerca alternativa, scherzare con un cane o distendersi sotto l'ombra di un albero a bere e fumare ma un'esistenza fatta di attimi, inebriante profumo di fiore selvatico; sospirate parole di un amore impossibile, un giocattolo per un bambino. Non c'era l'amarezza di lasciare burattini stupidi ed infelici, né una favola colorata; ma un continuo sibilo che stordiva il cuore, un'onda di lettere mai ricevute né scritte.
Un respiro a pieni polmoni; trattenne il fiato e poi il salto. Nessuna immagine gli passò davanti agli occhi, come un vecchio film in bianco e nero; non era la prima volta che moriva e sapeva benissimo che nessuna vita scorreva in un istante.
Per quante altre volte l'avrebbe dovuto fare? Togliersi la vita era sempre doloroso, così come lo era stato essere crocifisso.
Il giorno dopo, nessuno andò ai funerali di quello che consideravano lo scemo del villaggio.
A volte penso che potrei benissimo raccontare la storia della mia vita prendendo come spunti le varie ferite che mi riempiono il corpo. Potrei scrivere un intero romanzo, nuda davanti allo specchio della memoria, conto tutte le ferite che ho sul corpo e racconto la storia di ognuna, in quale circostanza è avvenuta, quanto ho sofferto, con chi e se ho diviso la sofferenza, chi ha cercato di curarmela e come.
Ogni capitolo porterebbe il nome della ferita e comincerebbe con un racconto dell'incidente che l'ha "causata". Solo che il lettore si accorgerebbe subito che la "causa", in realtà, è qualcosa di molto diverso da un semplice incidente.
Dmitri Schostakovich Sinfonia n. 4 in do min. - I. Allegretto poco moderato-Presto-(Tempo I)
City of Birmingham Synphony Orchestra diretta da Sir Simon Rattle
Frammento n. 55 del Canzoniere di Francesco Petrarca
Commento di Masaniello il Làzzaro
Lettura di Masaniello il Làzzaro
La struttura del Canzoniere è un’invenzione di Petrarca e ha costituito la sua eredità più feconda per la poesia dei posteri. La sua lingua lirica, tutt’ora di non difficile lettura, ha costituito il modello su cui è cresciuta nei secoli la lingua letteraria italiana.
Il Canzoniere è un libro universale, che non racconta una storia, ma mette a nudo un’anima: l’amore terreno si alterna alla speranza di salvazione, in una coesistenza ardua e affascinante.
Un libro in cui il poeta aretino, diviso dalla passione amorosa che lo lacera, ritrova unità e libertà interiore.
Nel cinquantacinquesimo frammento, in particolare, si può leggere questo tormento:
Quel foco ch'i' pensai che fosse spento
dal freddo tempo et da l'età men fresca,
fiamma et martir ne l'anima rinfresca.
Non fur mai tutte spente, a quel ch'i' veggio,
ma ricoperte alquanto le faville,
et temo no 'l secondo error sia peggio.
Per lagrime ch'i' spargo a mille a mille
conven che 'l duol per gli occhi si distille
dal cor, ch'à seco le faville et l'ésca:
non pur qual fu, ma pare a me che cresca.
Qual foco non avrian già spento et morto
l'onde che gli occhi tristi versan sempre?
Amor, avegna mi sia tardi accorto,
vòl che tra duo contrari mi distempre;
et tende lacci in sí diverse tempre,
che quand'ò piú speranza che 'l cor n'esca,
allor piú nel bel viso mi rinvesca.
Sigla a cura di Asa e Masa
Musica: J.S.Bach - BWV 934 Prelude in C minor
Autografo del Canzoniere del Petrarca nella cosiedetta malacopia della Biblioteca Vaticana, Vat. Lat. 3196, f.5r, B.A.V., Città del Vaticano
Tratta da: www.italica.rai.it
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
Non rifugiarti nell'ombra
di quel fólto di verzura
come il falchetto che strapiomba
fulmineo nella caldura.
E' ora di lasciare il canneto
stento che pare s'addorma
e di guardare le forme
della vita che si sgretola.
Ci muoviamo in un pulviscolo
madreperlaceo che vibra,
in un barbaglio che invischia
gli occhi e un poco ci sfibra.
Pure, lo senti, nel gioco d'aride onde
che impigra in quest'ora di disagio
non buttiamo già in un gorgo senza fondo
le nostre vite randage.
Come quella chiostra di rupi
che sembra sfilaccicarsi
in ragnatele di nubi;
tali i nostri animi arsi
in cui l'illusione brucia
un fuoco pieno di cenere
si perdono nel sereno
di una certezza: la luce.
L'ARROSTO FATATO Una sera, d'inverno, marito e moglie stavano parlando dei loro vicini, che erano piu' ricchi di loro. "Se potessi avere tutto quello che voglio, sarei di certo piu' contenta di loro", disse la donna. In quel momento apparve una fata che disse: "Esprimete tre desideri, ma tre soltanto". "Vorrei essere bella, ricca e raffinata" rispose la moglie. "Io vorrei salute, allegria e una vita piu' lunga" disse il marito. "Perche' vivere a lungo, se si e' poveri?" disse la donna. "Fino a domani pensiamo a quello che ci serve di piu' e chiediamoglielo" propose l'uomo. "Va bene" disse lei. "Con questo bel fuoco vorrei avere un pezzo di arrosto per la nostra cena! disse la donna senza pensarci. E infatti dalla cappa del camino venne giù un pezzo enorme di carne. "Per colpa tua, ora possiamo chiedere solo due cose! Mi fai cosi' arrabbiare che vorrei che ti venisse un bubbone sul naso!" urlo' il marito. E infatti cosi' accadde. "Chiedero' di diventare ricchissimi cosi' ti faro curare" disse l'uomo. "Sei matto, io voglio che subito il bubbone cada per terra" disse la donna. Il bubbone si stacco' e la donna, che era furba, disse al marito: "La fata ci ha voluto far imparare la lezione. E' meglio avere meno voglie e prendere le cose come vengono". E quella sera cenarono in allegria con un ottimo arrosto. SPINOSO, MA BUONO Una sera un riccio usci', come tutti i giorni, fuori dalla sua gabbia per cercare da mangiare. Cammina, cammina, si fermo' sotto un albero. Vide che c'erano tante piccole mele che il vento aveva fatto cadere. "Ne voglio mangiare tante da riempirmi la pancia. Poi ne portero' anche ai miei amici" penso'. E cosi' fece. Inizio' a mangiare avidamente. Le mele erano molto buone, dolci e succose. Dopo aver mangiato abbastanza, il riccio penso' di cominciare a raccogliere i frutti per gli altri ricci. "Come posso raccogliere tante mele?", si chiese. "Nella bocca posso tenerne una sola". Si giro' sulla schiena e molte mele si infilano nei suoi aculei. Con il corpo coperto di mele, torno' verso la tana. Quando stava per arrivare, urlo' che era pronta la cena. "E' arrivato il riccio dai lunghi aculei con tante mele" dissero ridendo gli amici e tutti si avvicinarono. Certo gli aculei sono scomodi da portare e spesso fanno sentire i ricci brutti e goffi, ma a volte diventano molto utili e rafforzano l'amicizia.
IL PIU' GIOVANE DEGLI ANIMALI Un giorno tutti gli animali della savana si riunirono per decidere chi era il piu' intelligente. C'era il leone, l'elefante, la jena, la scimmia e molti altri animali. Tutti naturalmente pensavano di essere il piu' intelligente ma il leone decise che lo era solo l'animale piu' giovane. Inizio' cosi' la gara per dire il proprio giorno di nascita. La cerva disse che era nata l'anno della grande siccita', quindi aveva appena tre anni. Lo sciacallo disse di essere nato solo tre lune fa. La scimmia ci penso' un po' e poi disse: "Io sono appena nata". E tutti la applaudirono pensando che fosse lei la piu' intelligente. Ma proprio in quel momento sentirono una vocina che stava dicendo: "Zitti tutti, fatemi un po' di posto, sto nascendo". Era la lepre, che cosi' dicendo fece capolino da dietro un cespuglio. Tutti allora iniziarono a ridere e il leone, l'animale piu' saggio della savana disse: "Sei tu l'animale piu' intelligente perche' sei riuscito a dimostrare di essere il piu' giovane anche se non e' vero".
Alzi la mano chi di voi non ha avuto il suo sabato sera con il cosiddetto “uomo giusto”?
Vi si è anchilosato il braccio o avete raggiunto la pace dei sensi?
Tu anche se non lo alzi... Niente eh? E dai non fare quell’espressione triste, su con la vita, sorridi!... Ah, stai già ridendo?
Ce l’hai tu in gestione? Non te la prendere il peggio non muore mai, pensa a quello che passa le serate con Rosy Bindi!
Ricordo un’amica mia... era talmente brutta che, ogni volta che si spogliava, il guardone della finestra di fronte si addormentava!
La volta che provò ad iscriversi ad un club di cuori solitari, le risposero incazzati: “Non siamo solitari fino a questo punto!”
Siamo lì eh? Su su, coraggio, c’è sempre la chirurgia plastica… devi solo avere il coraggio di affrontare il preventivo!
Insomma, chi non ha avuto il proprio sabato sera di follie? La propria “febbre del sabato sera”?
«Sai cara, ieri sera mi ha agganciato un tipo che… beh te lo puoi immaginare». «Dai su raccontamelo!», e l’altra perfida perfida: «Mi ha invitato a cena, mi ha riportato a casa con la Maserati e poi mi ha invitato a bere un drink nel suo attico, non puoi capire che sciccheria.» Non dite mai una cosa del genere! Perché state tranquille che l’amica penserà: “Capirai: ti avrà fatto mangiare un pizza rancida, ti sarà venuto a prendere con un furgone e ti avrà offerto una spremuta di pompelmo dimenticata nel frigo da tre generazioni!”
A proposito di auto, bisogna sempre prendere con il beneficio di inventario le affermazioni maschili: Se un uomo sostiene che, da bravo cavaliere apre sempre la porta dell’auto alla moglie... o è nuova l’auto o è nuova la moglie!
Inoltre se qualcuno vi dice «Ti passo a prendere tra le 8 e le 8.30!» non illudetevi, non ha la macchina lunga è solo ritardatario per natura.
I tipi che si possono incontrare in un’avventura da sabato sera, con svariate sfumature, sono sostanzialmente tre: il coatto, l’intellettuale e il dandy.
Il coatto, parola che in romano significa “trucido”,… diciamo: “ragazzo alquanto bricconcello e mattacchione” si, insomma, quello che ti viene a prendere con una moto che fa passare un’Harley Davison, ma che al massimo è il motofurgone a cui ha tolto il cassone e con il quale la domenica vende panini e salsicce allo stadio. Indossa un regolamentare giubbotto di cuoio ancora fresco di concia, jeans, stivaloni, catene, borchie, punte disseminate dovunque… della serie: “Terzo piano, reparto ferramenta e utensileria”, ed ha talmente tanti tatuaggi addosso, che sembra un piano regolatore edilizio!
Porta capelli lunghi con sospetto agriturismo di pidocchi incorporato e, come optional, emana un leggero odore di spremuta di aglio con retrogusto di calzini di lana fermentati nelle Adidas per una settimana.
Il coatto è quello che alle dieci vi trascina al concerto di Vasco Rossi. Alle due vi porta in birreria per mostrarvi agli amici, dove vi beccate una processione di pacche sulle spalle, qualche palpeggiamento di verifica del contenuto degli slip ed un campionario di rutti post-Peroni. Alle tre vi bacia con una lingua che sembra una smerigliatrice intinta in una spremuta di cozze. Alle quattro vi trovate a pensare che se magari si gira sul fianco sinistro, forse russerebbe di meno.
L’intellettuale è quello che, volendo fare lo strano a tutti i costi vi viene a prendere con l’autobus. Indossa un maglione di un giallo-itterizia smorto, porta i jeans con il cavallo bassissimo in cui potrebbe entrare una partita di pannoloni per incontinenti, occhiali a telescopio e, sotto braccio, l’ultima preziosissima copia de “L’amante di Bertinotti” il best-seller di Mi-Fò Nagakata, massimo esponente della poesia nippo-vesuviana.
L’intellettuale è quello che alle dieci vi porta ad un concerto di musica primitiva nuragica. Alle due ancora parla dell’influenza del sesso nei saggi scientifici della Montalcini. Alle tre vi bacia chiedendovi prima quale tipo di approccio labiale preferite. Alle quattro vi chiedete se russa più forte lui o il coatto.
Il dandy è quello che vi viene a prendere con una Porche vera, indossa tutti capi firmati con autenticata del notaio. Alle dieci vi porta ad un vero vip-party dove la tartina più scadente contiene a malapena tre aragoste e dove lo champagne è talmente costoso, che se ne cade una goccia sul pavimento, dal nulla compare un plotone di prefiche a piangerne la perdita.
Il dandy è quello che alla una comincia a presentarti agli illustri ospiti ed alle personalità della serata e alle due, a forza di stringere mani, pensi già di rivenderti la destra come una reliquia. Alle tre il dandy vi bacia dopo avervi fatto visitare da un dentista. Alle quattro vi rivela che è bisex e che ha un appuntamento con l’esterno destro della Rugby Cantù, ma che tu puoi rimanere e goderti il resto della festa. Alle quattro cominciate a pensate ai vantaggi di dividere un marito con un esterno destro.
Comunque sia e qualunque tipo vi troverete a fronteggiare, ad un certo momento della serata l’obbiettivo dell’individuo in questione sarà sempre lo stesso: la mano sulla coscia!
Ora, se passate il metro e ottanta, vuol dire che avete una coscia di oltre mezzo metro e se siete uscite con un tizio alto come una buca, fornito di un paio di manine tipo Titti il canarino, state tranquille: prima che arrivi al perizoma, fate a tempo a farvi una permanente!
Ma se siete alte meno di Magalli ed uscite con il pivot del Basket Cantù - cugino dell’esterno destro che esce col dandy - state certe che, come avrà piazzato la mano sulla coscia, con il pollice vi gratterà un orecchio e con il mignolo vi farà il solletico sotto i piedi.
Quindi, proporzioni prima di tutto!
La mano sulla coscia è un segnale che arriva sempre con alcune varianti: C’è la “mano ad artiglio”, della serie “Togliti ‘sto perizoma che ti faccio una radiografia”. C’è la “mano esploratrice” detta anche “mano alla Mesner”, quella che ti conta i solchi della cellulite e, su richiesta, applica anche una crema adatta. C’è la mano a “metal detector” che ti fa la scansione della zona creandoti un ingorgo di ormoni sulla tangenziale inguinale.
Ma la peggio di tutte è la mano tipo “ET”! Quella con la lampadina sul dito! La mano tipo ET è peggio di una TAC! Se supera il confine delle autoreggenti, diventa un endoscopio! Una volta iniziata l’esplorazione speleologica, se fa tanto di accendere la luce, le cose sono due: o entra direttamente nell’iperspazio, o vuole telefonare a casa! “Telefono casa!”
A questo punto bisogna decidere: Lasciar proseguire l’esplorazione? O fermare l’avanzata? Se si decide di fermare l’avanzata, le strategie vanno dal semplice allontanamento della mano, alla forchettata sul palmo, se vi trovate al ristorante, fino ad arrivare all’ustione di terzo grado se il maneggiatore di turno è recidivo e se avete un accendino a portata di mano.
Una volta mi è capitato un tizio… era talmente recidivo che ora gira con le stigmate! Tze!
Ma se il tizio ci piace e decidiamo di hem... stare a vedere come si mettono le cose… allora la faccenda si complica.
Entro i due successivi minuti dal primo bacio, con una specie di rantolo soffocato, sentirete mettere l’assedio al vostro collo e, nei successivi trenta secondi, con sole tre slinguazzate, sentirete asportare le cinque mani di fondo tinta applicate in due ore di duro lavoro. Quando poi una voce sepolcrale vi dirà: «Dove ti piace essere baciata?» se a quel punto avete già deciso di scaricarlo:... «In due posti... Parigi e Miami!»
Ma mettiamo che tutto sia andato per il verso giusto, che il tipo vi piaccia, che vi abbia portato in un ristorantino caratteristico, che abbia fatto il romantico per tutta la sera, che vi abbia portato in un piano bar fino a notte fonda, che abbia fatto il timidone accompagnandovi sulla porta di casa. Alt! Bloccatelo lì! Non vi azzardate a farlo salire! Potreste scoprire cose preoccupanti sulle sue tendenze erotiche come: (conta con le dita) l’uso dei primi quindici capitoli del Kamasutra comprese note a fondo pagina, illustrazioni e diagrammi, solo per i preliminari. Una collezione completa di fruste: da quella per scacciare le mosche alla famosa frusta indiana fatta con una proboscide di pachiderma. La Treccani in dodici volumi della cucina erotica... e se dichiarerà che le ostriche sono afrodisiache e che ne ha mangiate sei per l’occasione, state tranquille che solo una gli farà effetto!
(Pausa) Ma se alla fine vi chiederà qual è il vostro oggetto meccanico preferito per la stimolazione sessuale, la risposta è una sola: la Mercedes Benz 380L Cabriolet!
CALL CENTER della Multi-drin (Breve atto unico ideato da Paolo)
In ordine di apparizione audio:
Deborah = KARALICE (sezione contratti offerte pentole multiuso)
Jessika (nome d’arte: SATANIK)= CELESTE (sezione abbonamenti colloqui erotici)
Samantha= SARA4 (sezione contratti multi marketing)
Marika= DINA (sezione abbonamenti riviste religiose)
Narratore : C
Mario RESPONSABILE CALL CENTER (soprannominato KAPO’) = Fabrizio
(SI INIZIA UDENDO 4 VOCI CHE SI SOVRAPPONGONO TRA LORO PER CREARE UNA SITUAZIONE AMBIENTALE)
Deborah - Buongiorno sono Deborah della Multi-drin; Deborah con l’H!, parlo con la signora Pina? la chiamo per annunciarla che lei è stata sorteggiata…
Jessika - Signor Gino buongiorno, sono Jessika della Multi-drin, con la K!! questo è il suo giorno fortunato,la chiamo per dirle che lei….
Samantha - Buongiorno sono Samantha della Multi-drin, Samantha con l’H!! signor Mario, sono un call-center che vuole offrirle una cosa a cui non potrà dire di no….
Marika - Lei è la signora Maria?, Buongiorno, sono Marika della Multi-drin, Marika con la K; la chiamo per offrirle una occasione irripetibile per lei….
C'era poca luce nello scantinato di uno dei più grossi call center di Milano.
Lo stanzone prendeva luce da poche finestre a “bocca di leone” poste in alto sulle pareti olezzanti di muffa
Era presto e solo quattro operatrici erano intente nel loro estenuante e poco remunerato lavoro al telefono
Erano disposte in degli angusti box nel quale non poteva vedersi e quindi distrarsi dalla loro attività, scandita
Da un trillo metallico che segnalava la pausa di 15 minuti obbligata dopo tre ore di lavoro consecutive.
Come persone non esistevano, li erano solo delle voci anonime che dovevano solo cercare di strappar numerosi contratti di varia natura che andavano da abbonamenti telefonici, viaggi esotici, intrattenimenti erotici, vendita a domicilio ed altro, perchè lavoravano per una società che aveva preso in appalto diverse fonti di guadagno.
Eppure ognuna di loro aveva un anima, aveva dei sentimenti, poteva essere forte o debole di fronte ai casi della vita.
Lavoravano in una tale promiscuità che per assurdo poteva capitare che in un box si parlasse di pentole mentre in quello attiguo si sentissro solo dei gemiti motivati da un accoppiamento virtuale richiesto da chi aveva telefonato.
Mario, il responsabile del call center, si catapultò come ogni mattina e prese come al solito a ‘sollecitare’ le quattro povere precarie, che per i suoi bruschi modi, lo avevano amichevolmente soprannominato KAPO’.
Mario: (in romanesco) A’ DEBBBBORAHH!!! MO’ LA DEVI DA SMETTE DE FA ‘A MADRE TERESA DE CARCUTTA CO’ TUTTI… HAI CAPITO? LA DEVI DA SMETTEEEEE!!! Te devi da svejaaa…je devi fa’ li contratti pure se non c’hanno li zecchini…
A’ Jessikaaaa te vojo piu’ eroticaaaa … li vojo da sentì strillà de piacere ‘sti zozzoni… hai capitoooo?
A’..cosa…a’ Samanthaaa non ce semo… non ce sei propio… chiacchieri chiacchieri e nun me fai mai ‘n cacchio de’ contratto… Ma che te devo da fa a te ????
E te Marika … seee, dico a te….la devi da piantà de fa’ ‘a Maria Goretti hai capito????
Nu stai piu’ in convento…TE DEVI DA SVEjjAAAAA se no te smovo IO a furia de bestemmie
Che te fanno tanto sartaaaa’
MO… ‘VVO’O DICO A TUTTE QUANTE….VE DOVETE DA DA’ ‘NA SVEJAATAAA SINNO’ …A CASA VE MANNO… TUTTE A CASA
AVETE INTESO???? Nun so’mica la croce rossa…si nun me fate li contratti VE RIMANNO TUTTE A CASA!!!!! (… Mo vedemo se m’avete capito stavorta)
Poi uscì dalla stanza sbattendo la porta e lasciando le povere ragazze ancora una volta nella completa disperazione e paura che non impedì loro comunque di iniziare il disperato tentativo quotidiano di strappare contratti telefonici….
Deborah - Siii? Buongiorno signora Bianchi? sono Deborah della Multi-drin; Deborah con l’H!, Le telefono per annunciarla che lei ha vinto un viaggio per due persone alle Maldive.
.contenta? Basterà fare un piccolo acquisto di pentole...come? È sola? Bhe può andare con una sua amica...non ha amici? Familiari?...abbandonata dal figlio?.. mi dispiace, cosa?....abita in campagna ..isolata....sempre a letto malata... ok signora.... ho capito,non importa scusi buongiorno (almeno spero)...cosa? Ah sta nevicando ora....mi dispiace veramente...non ha il riscaldamento? E non le basta la pensione....la capisco.....se la posso aiutare?...magari.. Volentieri...un vaglia? Se le mando un vaglia?
Va bene ...quanto? Va bene ...certo...lo farò. Stia tranquilla .si faccia coraggio....arrivederci (mortificata) fra se e se..: accidenti poverina...quanta gente
Sta male, non riesce ad arrivare alla fine del mese con i soldi e noi si vuole vendergli certe cose costose
Jessika - Siiiiiiiiii prontooo (voce erotica) si sono io Satànik con la K! della Multi-drin,!! la tua porcellina sado-maso, tu chi sei? Ciaoooo Gianalberto, dimmi tutto tesoro….chiedimi tutto ed io ti accontenterò……come sono vestita? Bhe tuta in pelle con i seni e le natiche scoperte e tu invece? Sei ingessato dalla testa ai piedi? Mi dispiace tesoro...e come fai
Allora per. .insomma... Soddisfarti? Ah col pensiero...hai una grossa immaginazione…bravo bravo…vuoi che ti frusti un po’?? Ah… vuoi colpirmi tu con il tuo braccio ingessato? Ok dai sì picchiami… picchiami tutta... col tuo gesso duro...si godo siiiii … pronto? Che cosa è successo pronto??? Si si dimmi cosa ti è successo? Sei caduto dal letto? Acc. mi dispiace... ti sei rotto di nuovo? Va beh dai amore il tempo è finito...richiama se vuoi ciao ciao gessone mio ciao.
Samantha - Siii!! Buongioorno sono Samantha, Samantha con l’H!! signor Giuseppe??….. Lei è stato sorteggiato per avere la linea Adsl gratis per un anno....non ha il Pc? Va bhe… la posso far contattare da un tecnico che le porterà un pc ultima generazione a casa...come? Ha ottanta anni ed è semianalfabeta?...
Non importa… la iscrivo subito al nostro corso “non è mai troppo tardi per persone anziane che vogliono istruirsi”... come? È immobilizzato su di una carrozzina e non può muoversi? Beh non importa la posso far contattare da una badante rumena ad un prezzo accessibile alla sua pensione.. no-problem… e visto che c'è la iscrivo anche ad un corso di training motorio (non si sa mai) settimanale che le permetterà di fare un viaggio gratis a Lourdes a fine anno, salvo imprevisti... è contento? Vede le ho risolto tutto per lei...con la badante lei non sarà più solo e lo porterà in carrozzina al corso di training ed eventualmente a Lourdes, poi farà un corso di alfabetizzazione veloce, così potrà usare il pc che le farò avere e quindi sfrutterà l'abbonamento adsl che era la prima cosa che le avevo proposto.. Contento ?? Cosa? Se le basterà la pensione?
No-problem la metterò in contatto con un promoter finanziario che penserà tutto lui...contento? Stia tranquillo penserò tutto io...lei dovrà fare solo delle firmette qua e la, non si preoccupi la sua vita sta per iniziare solo da oggi...vedrà...arrivederci....pronto pronto cosa? Ah! Vuole che le mandi un’ambulanza? Pronto? Pronto? Accidenti.....
Marika: Buongiorno sono Marika della Multi-drin, Marika con la K; signor SIGNOR DEVIL, la chiamo per proporle un abbonamento mesile alla rivista “Il duro sentiero pietroso delle carmelitane scalze”….PERCHÈ LO FACCIO? perchè sono stata anche io una suora di quell'ordine...allora le conosce? bene....vedrà se accetta sarà una rivista che le darà tanto conforto in questo nostra valle di lacrime quotidiane....pronto? si che cosa dovrei farci con l'abbonamento? ehhhh?????? ma scusi perchè tanto livore e volgarità? sua moglie si vuole fare suora???? capisco sente una vocazione per diventare una ancella del Signore come avrei dovuto fare io….cosa? che avrei dovuto fare ??? oh Madonnina santa...ma lei è un indemoniato! dovrei venire da lei? cosa mi vorrebbe fare? o Gesu'...vada retro Satana... come non detto... addio... che Dio la salvi...(mamma mia che telefonata terribile... che gente….praticamente un rosario di parole e bestemmie)
Ancora una volta nessuna era riuscita a strappare un contratto e lo sconforto scese su tutto il grande stanzone,facendolo piombare nel silenzio
Le telefoniste venivano pagate per ogni contratto stipulato ma al giorno d’oggi la gente non aveva più voglia di cimentarsi in situazioni che richiedevano una qualsiasi uscita monetaria.
All’improvviso una di loro ebbe una grande idea…avrebbero giocato alla sorte ...fino all'ora ognuna aveva operato in un settore definito,,,,da oggi tutto sarebbe cambiato avrebbero sorteggiato fra di loro in modo che ognuno si sarebbe ritrovata a contattare persone per contratti diversi da quello che avevano fatto fino ad ora.
Misero le varie tipologie dei contratti in quattro bussolotti e poi ognuna pescò a sorte....
Queste furono le scelte del caso:
Deborah (EX CENTER PENTOLE : LE CAPITÒ IL MARKETING E QUINDI CONVINCERE LE PERSONE A STIPULARE CONTRATTI COSTOSISSIMI
Jessika (EROTIC CENTER) LE CAPITÒ LA RIVISTA DELLE CARMELITANE SCALZE
Samantha EX CALL CENTER MULTI-MARKETING LE CAPITO’ QUELLO DEI VIAGGI (LEI ODIAVA I VIAGGI ORGANIZZATI E VOLARE IN PARTICOLARE MANIERA)
Marika (EX SUORA LE CAPITÒ IL CALL CENTER EROTIC)
Si misero subito al lavoro…..
Deborah ronto signor Giuseppe? sono Deborah della Multi-drin; Deborah con l’H!, … buongiorno…cosa è tornato adesso dall’ospedale? mi dispiace…tutto bene ora? è su di una sedia a rotelle ed ha avuto appena ora un collasso da stess per una nostra telefonata??? accidenti mi dispiace veramente mi creda…mi sento male per lei….se vuole vengo a trovarla visto che abita a Milano….l’ADSL? ah già…si …ecco……effettivamente…era per l’ADSL…NON HA IL PC? non è un problema…senta io ho un vecchio pc che posso regalarle…quando vengo glielo porto….e gli insegno…no no è facile è contento ora? no ? perche?
come è solo? un figlio in America? senta…ma lo sa che con Skype può vederlo e parlargli….si si giuro…però bisogna che faccia l’abbonamento ADSL….non costa tanto….
Facciamo il contratto? benissimo….grazie…le farò sapere….
Mentre Deborah stava esultando per il suo nuovo contratto, Jessika telefonò al signor Signor Devil….
Jessika - Ciao sono Satànik con la K! della Multi-drin,!! Signor Signor Devil?... e la madonna! ho appena parlato e già mi sacramenta addosso???
aspetti….accidenti… uh uh! questa bestemmia non la conoscevo giuro…. ahahahah bhè ha finito?
posso parlare… cosa? è incazzato perchè sua moglie è in ritiro e vuole farsi suora?
accidenti…come la capisco…sarei incazzato anche io al posto suo….ma mica per farmi i cazzi suoi, signor Signor Devil…ma come mai questa cosa? ah ecco lei dice che si sente insoddisfatta sessualmente e vuole abbandonare questo mondo materiale…umh……senta signor Signor Devil voglio proporle una cosa….io insieme all’abbonamento di “Il duro sentiero pietroso delle carmelitane scalze” le mando un librettino sado-maso per ravvivare certe situazioni coniugali, risultato assicurato lo creda!!!
Cosa se ne fa dell’abbonamento? ascolti….una delle due… o con il mio manuale riesce a riprendersi la moglie o con l’abbonamento …chissà decide di abbandonare anche lei il mondo dei sensi….le va?
Facciamo il contratto? benissimo…grazie..le farò sapere.
Mentre Deborah e Jessika si abbracciavano dalla felicità… Samantha telefonò alla signora Bianchi…
Samantha - Signora Bianchi? Buongiorno sono Samantha della Multi-drin, Samantha con l’H!!... la chiamo per dirle che lei è una persona fortunata… perchè….cosa?.. ammalata… a letto… abbandonata dal figlio… in campagna… le volevo dire di un viaggio alle Maldive…accidenti …..cosa pure la neve? Mhm … senta detto tra noi …fa proprio bene a rinunciare alle Maldive, lei che sta in campagna nel silenzio e senza dover volare per ore… per carità… fa proprio bene…..ascolti…non conosce nessuno che potrebbe interessare la cosa…cosa? suo figlio sta per sposarsi??…bhè potrebbe essere un buon motivo per riavvicinarsi a lui…sa occorre che lei faccia un piccolo acquisto di pentole delle quali sicuramente suo figlio avrà bisogno….cosa?…non ha soldi… se voglio mandarle un pò di soldi? come l’altra? uhm…no… senta signora Bianchi…facciamo così… io siccome ho una certa influenza sull’altra mia collega farò in modo che le mandi il vaglia,si… molto cospicuo… ma lei mi deve fare in cambio il contrattino ….
Facciamo il contratto? benissimo…grazie… le farò sapere.
Mentre Deborah, Jessika e Samantha stavano ballando al centro dello stanzone Marika telefonò al signor GIANALBERTO….
Marika - Pronto sig. Gianalberto… buongiorno!!! sono Marika della Multi-drin, Marika con la K!! la chiamo per quell’ abbonamento di telefonate erotiche a basso costo…. se lei fosse interessato….chi.??? Satànik?? no non conosco nessuna Satànik mi spiace….il solo nome mi fa paura…. perchè? beh sa io una volta ero una suora…. si si non la prendo in giro….ero una Carmelitana Scalza…. si di quelle che… che.. sono vestite tutte di nero si… una lunga tonaca nera… solo gli occhi scoperti…. una catena alla vita per rosario… si una lunga e grossa catena… poi i piedi nudi…si si certo nudi… vuole che glielo ridica? bho … va bhe… ebbene avevamo i piedi nudi e camminavamo quindi scalze per i sentieri del monastero… se ci facevamo male??…eh si purtroppo sanguinavamo sempre… si si a causa dei i sassi appuntiti e duri… esatto… lei ha immaginazione vedo…. si tanto sangue a volte…. pronto? pronto? sta bene? sento dei gemiti….pronto? ah eccolo…. tutto bene? benissimo??? sono contento per lei…e per quell’abbonamento alla linea erotica? Facciamo il contratto? benissimo … grazie… le farò sapere.
Le quattro telefoniste si radunarono al centro dello stanzone, stapparono una bottiglia di spumante
anche se ancora non era il quarto d’ora di pausa e brindarono all’inizio di mille di quei contratti
stipulati in quel giorno storico
FINE
Sbarbaro, estroso fanciullo, piega versicolori
carte e ne trae navicelle che affida alla fanghiglia
mobile d'un rigagno; vedile andarsene fuori.
Sii preveggente per lui, tu galantuomo che passi:
col tuo bastone raggiungi la delicata flottiglia,
che non si perda; guidala a un porticello di sassi.
di C. Bukowsky
La morte si fuma i miei sigari
Sai com'è: sono qui ubriaco ancora una volta e ascolto Chajkovskij alla radio.
Gesù, lo sentivo 47 anni fa quando ero uno scrittore morto di fame ed eccolo qui di nuovo ora io sono uno scrittore con un po' di successo e la morte va su e giù per questa stanza e si fuma i miei sigari beve qualche sorso del mio vino mentre il vecchio Pietro continua a darci dentro con la sua "Patetica", ho fatto un bel pezzo di strada e se ho avuto fortuna è perché ho tirato bene i dadi: ho fatto la fame per l'arte, ho fatto la fame per riuscire a guadagnare 5 dannati minuti, 5 ore, 5 giorni Volevo soltanto buttare giù qualche frase, il successo, il denaro non importavano: io volevo scrivere e loro volevano che stessi alla pressa meccanica, in fabbrica alla catena di montaggio volevano che facessi il fattorino in un grande magazzino. be', dice la morte, passandomi accanto, ti prenderò comunque, non importa quello che sei stato: scrittore, tassista, pappone, macellaio, paracadutista acrobatico, io ti prenderò... Okay, baby, le dico io. adesso ci beviamo qualcosa insieme mentre l'una di notte diventano le 2 e lei sola sa quando verrà il momento, ma oggi sono riuscito a fregarla: mi sono preso altri 5 dannati minuti e molto di più.
Taci, anima stanca di godere
e di soffrire (all’uno e all’altro vai
rassegnata).
Nessuna voce tua odo se ascolto:
non di rimpianto per la miserabile
giovinezza, non d’ira o di speranza,
e neppure di tedio.
Giaci come
il corpo, ammutolita, tutta piena
d’una rassegnazione disperata.
Non ci stupiremmo,
non è vero, mia anima, se il cuore
si fermasse, sospeso se ci fosse
il fiato…
Invece camminiamo,
camminiamo io e te come sonnambuli.
E gli alberi sono alberi, le case
sono case, le donne
che passano son donne, e tutto è quello
che è, soltanto quel che è.
La vicenda di gioia e di dolore
non ci tocca. Perduto ha la voce
la sirena del mondo, e il mondo è un grande
deserto.
Nel deserto
io guardo con asciutti occhi me stesso.
L'omino anticipato.
Ossia la storia di tutti quei ragazzi che vogliono parere uomini prima del tempo.
1. Il signor Gigino.
Quando lo conobbi io, aveva appena dieci anni. Di nome si chiamava Gigino.
Non era né bello né brutto. Aveva un par d'occhietti cerulei: i capelli biondissimi, d'un biondo chiaro come la stoppa: il naso un po' ritto e voltato in su e le gambe un tantino magre più del bisogno.
Nell'insieme, poteva dirsi un buon figliuolo. A scuola non faceva miracoli, ma il maestro mostravasi contento: in casa poi era il cucco della mamma e l'occhio diritto del babbo. Guai se le sorelle e i fratelli maggiori avessero torto un capello a Gigino! C'era da far nascere una specie di finimondo.
Volete che vi dica il più gran difetto di questo ragazzo? Durerete fatica a crederlo, eppure è così: il suo più gran difetto era quello di vergognarsi a passar per un ragazzo: voleva per forza parere un giovinotto, un uomo fatto!
A domandargli quanti anni avesse, per il solito rispondeva:
«Il babbo e la mamma dicono che ne ho dieci: ma lo dicono per farmi arrabbiare...»
«O dunque quanti anni hai?»
«A dir poco poco, ne devo avere dodici per i diciotto: un altr'anno sarò di leva...»
«Come fai a saperlo?»
«Chi può saperlo meglio di me? Gli anni sono miei, e nessuno me li può levare.»
Fatto sta che Gigino, mentre pretendeva di essere un giovinotto e un omino maturato prima del tempo, si dava a conoscere per un ragazzo più ragazzo di molti altri. Era bizzoso, capriccioso, svogliato, ghiotto di zucchero e di pasticcini: un po' bugiardo: prepotente e permaloso co' suoi compagni di scuola, e fanatico dei balocchi fino al segno di pigolare tutti i giorni qualche soldo per comprarsi un burattino o un cavallo di terra cotta col fischio nella coda.
Voi forse mi domanderete: «In qual modo, dunque, il signor Gigino mostrava questa sua gran passione di farsi credere un giovinotto?»
Ve lo dico subito: la sua passione stava tutta nel desiderio di potersi vestire da uomo, come il suo fratello maggiore che aveva oramai vent'anni compiti: vale a dire, invece del solito berrettino, avrebbe preferito un bel cappello a tuba: invece della giacchettina, un soprabito di panno nero, e invece della golettina rovesciata, che lascia libero il collo, un bel golettone ritto e inamidato, come il collare dei preti.
Natale nel tepidario
lustrante, truccato dai fumi
che svolgono tazze, velato
tremore di lumi oltre i chiusi
cristalli, profili di femmine
nel grigio, tra lampi di gemme
e screzi di sete...
Son giunte
a queste native tue spiagge,
le nuove Sirene!; e qui manchi
Camillo, amico, tu storico
di cupidige e di brividi.
S'ode grande frastuono nella via.
È passata di fuori
l'indicibile musica
delle trombe di lama
e dei piattini arguti dei fanciulli:
è passata la musica innocente.
Un mondo gnomo ne andava
con strepere di muletti e di carriole,
tra un lagno di montoni
di cartapesta e un bagliare
di sciabole fasciate di stagnole.
Passarono i Generali
con le feluche di cartone
e impugnavano aste di torroni;
poi furono i gregari
con moccoli e lampioni,
e le tinnanti scatole
ch'ànno il suono più trito,
tenue rivo che incanta
l'animo dubitoso:
(meraviglioso udivo).
L'orda passò col rumore
d'una zampante greggia
che il tuono recente impaura.
L'accolse la pastura
che per noi più non verdeggia.
Nel mondo dei leoni viviamo da padroni
nella savana che è vasta, è pianura, è quasi padana
se vedo la preda l'acchiappo e l'ammazzo
me ne mangio un pezzo il resto lo porto dentro la tana
nel mondo dei leoni viviamo da padroni
Nel mondo dei pesci stai bene e non esci
tu pensi a nuotare nell'acqua del mare, lì fuori c'è gente e non te ne frega niente,
perché là di fuori, son solo dolori
nel mondo dei pesci stai bene e non esci
Nel mondo dei gatti ti stiri e ti gratti.
arriva il padrone, fai il gatto sornione e trovi una scusa per fargli le fusa.
fai tutta una scena e lui porta la cena, e quando è distratto gli rubi anche il letto.
nel mondo dei gatti ti stiri e ti gratti.
Nel mondo del bruco, arriva quel giorno che esco dal buco
che mi guardo attorno, il cielo è stellato, il buio l'immenso davanti al creato,
ma poi ci ripenso, ripenso ai pesci, stai bene e non esci ripenso ai gatti, ti stiri e ti gratti, ripenso ai leoni che sono i padroni, e penso e ripenso, che io sono il bruco e allora torno nel buco.
C'era una volta un sarto, che aveva tre figliuole, una più bella dell'altra. Sua moglie era morta da un pezzo, e lui si stillava il cervello per riuscire a maritarle. Le ragazze non avevano dote, e senza dote un marito è un po' difficile a trovarsi.
Un giorno questo povero padre pensò d'andarsene in una pianura e chiamare la Sorte:
- Sorte, o Sorte!
Gli apparve una vecchia, colla conocchia e col fuso:
- Perché mi hai tu chiamata?
- Ti ho chiamata per le mie figliuole.
- Menale qui ad una ad una; si sceglieranno la sorte colle loro mani.
Il buon uomo, tornato a casa tutto contento, disse alle figliuole:
- La vostra fortuna è trovata!
E raccontò ogni cosa. Allora la maggiore si fece avanti, ringalluzzita:
- La prima scelta tocca a me. Sceglierò il meglio!
Il giorno dopo, padre e figliuola si avviarono per quella pianura:
- Sorte, o Sorte!
Gli apparve una vecchia, colla conocchia e col fuso:
- Perché m'hai tu chiamata?
- Ecco la mia figliuola maggiore.
La vecchia cavò di tasca tre anelli, uno d'oro, uno d'argento, uno di ferro e li mise sulla palma della mano:
- Scegli, e Dio t'aiuti!
- Questo qui.
Naturalmente prese l'anello d'oro.
- Maestà, vi saluto!
La vecchia le fece un inchino e sparì.
Tornati a casa, la sorella maggiore, pavoneggiandosi, disse alle altre due:
- Diventerò Regina! E voi reggerete lo strascico del manto reale!
Il giorno dopo andò col padre l'altra figlia.
Comparve la vecchia colla conocchia e col fuso, e cavò di tasca due anelli, uno d'argento ed uno di ferro:
- Scegli, e Dio t'aiuti!
- Questo qui.
E, s'intende, prese quello d'argento.
- Principessa vi saluto!
La vecchia le fece un inchino e sparì.
Tornata a casa, quella disse alla maggiore:
- Se tu sarai Regina, io sarò Principessa!
E tutt'e due si diedero a canzonare la sorella minore:
- Che volete? Chi tardi arriva male alloggia. Dovea venire al mondo prima.
Lei zitta.
Il giorno dopo andò col padre la figliuola minore.
Comparve la vecchia colla conocchia e col fuso e cavò di tasca, come la prima volta, tre anelli, uno d'oro, uno d'argento e uno di ferro:
- Scegli, e Dio t'aiuti!
- Questo qui.
Con gran rabbia di suo padre, avea preso quello di ferro.
La vecchia non le disse nulla, e sparì.
Per la strada il sarto continuò a brontolare:
- Perché non quello d'oro?
- Il Signore m'ispirò così.
Le due sorelle, curiose, vennero ad incontrarla per le scale.
- Facci vedere! Facci vedere!
Come videro l'anello di ferro, si contorcevano dalle risa e la canzonavano. Saputo poi che lo avea scelto fra uno d'oro e uno d'argento, per grulla la presero e per grulla la lasciarono.
E lei, zitta.
Intanto si sparse la voce che le tre belle figliuole del sarto avevano gli anelli della buona sorte. Il Re del Portogallo dovea prender moglie e venne a vederle. Rimase ammaliato dalla maggiore:
- Siate Regina del Portogallo!
La sposò con grandi feste e la menò via.
Poco dopo venne un Principe. Rimase ammaliato dalla seconda.
- Siate Principessa!
La sposò con grandi feste e la menò via.
Restava l'ultima. Non la chiedeva nessuno.
Un giorno, finalmente, si presentò un pecoraio:
- Volete darmi questa figliuola?
Il sarto, che ne aveva una Regina ed una Principessa, era montato in superbia e rispose:
- Il pecoraio, scusate, noi per ora ce l'abbiamo.
Stava per passare un altr'anno. La minore restava sempre in casa, e il padre non faceva altro che brontolare giorno e notte:
- Le stava bene, stupidona! Sarebbe rimasta in un canto, con quel suo anello di ferro.
E all'anno appunto, tornò a presentarsi il pecoraio:
- Volete darmi quella figliuola?
- Prendila - rispose il sarto. - Non si merita altro!
Si sposarono, senza feste e senza nulla, e la menò via.
Allora il sarto disse:
- Voglio andar a visitare la mia figliuola Regina.
La trovò che piangeva.
- Che cos'hai, figliuola mia?
- Sono disgraziata! Il Re vorrebbe un figliuolo, ed io non posso farne. I figliuoli li dà Dio.
- Ma l'anello della buona fortuna non giova a nulla?
- Non giova a nulla. Il Re mi ha detto: "Se fra un anno non avrò un figliuolo, guai a te!". Son certa, babbo mio, che mi farà tagliar la testa.
Quel povero padre, come potea rimediare? E partì per far visita alla figliuola Principessa. La trovò che piangeva.
- Che cos'hai, figliuola mia?
- Sono disgraziata! Tutti i figliuoli che faccio mi muoiono dopo due giorni.
- E l'anello della buona fortuna non giova a nulla?
- Non giova a nulla. Il Principe mi ha detto: "Se questo che hai nel seno morrà anche lui, guai a te!". Son certa, babbo mio, che mi farà scacciar di casa!
Quel povero padre che potea farci? E partì.
Per via gli nacque il pensiero d'andar a vedere l'altra figliuola, quella del pecoraio. Ma aveva vergogna di presentarsi. Si travestì da mercante, prese con sé quattro ninnoli da vendere e, cammina, cammina, arrivò finalmente in quelle contrade lontane.
Vide un magnifico palazzo stralucente, e domandò a chi appartenesse.
- È il palazzo del re Sole.
Mentre stava lì a guardare, stupito, sentì chiamarsi da una finestra:
- Mercante, se portate bella roba, montate su. La Regina vuol comprare.
Montò su, e chi era mai la Regina? La sua figliuola minore, la moglie del pecoraio. Quello rimase di sasso; non potea neppure aprir le cassette degli oggetti da vendere.
- Vi sentite male, poverino? - gli disse la Regina.
- Figliuola mia, sono tuo padre! E ti chiedo perdono!
Lei, che l'aveva riconosciuto, non permise che le si gettasse ai piedi, e lo ricevé tra le braccia:
- Siate il ben venuto! Ho dimenticato ogni cosa. Mangiate e bevete, ma prima di sera andate via. Se re Sole vi trovasse, rimarreste incenerito.
Dopo che quello ebbe mangiato e bevuto, la figliuola gli disse:
- Questi doni son per voi. Questa nocciuola è per la sorella maggiore: questa boccettina di acqua per l'altra. La nocciuola, dee inghiottirsela col guscio; l'acqua, dee berne una stilla al giorno, non più. E che badino, babbo!
Quando le due sorelle intesero la bella fortuna toccata alla minore e videro quella sorta di regali che loro inviava, arsero d'invidia e di dispetto:
- Si beffava di loro con quella nocciuola e con quell'acqua!
La maggiore buttò la nocciuola in terra, e la pestò col calcagno. La nocciuola schizzò sangue. C'era dentro un bambino piccino piccino: lei gli aveva schiacciata la testa!
Il Re, visto quell'atto di superbia e il bambino schiacciato:
- Olà! - gridò - levatemela d'innanzi; mozzatele il capo!
E, senza pietà né misericordia, la fece mettere a morte.
L'altra, nello stesso tempo, avea cavato il turacciolo alla boccetta e, affacciatasi a una finestra, n'avea versata tutta l'acqua.
Sotto la finestra passavano dei ragazzi che trascinavano un gatto morto. L'acqua cadde su questo, e il gatto risuscitò.
- Ah, scellerata! - urlò il Principe. - Hai tolto la sorte ai nostri figliuoli!
E in quel momento di furore, la strangolò colle sue mani.
Il babbo tornò dalla figliuola minore, e raccontò, piangendo, quelle disgrazie.
- Babbo mio, mangiate e bevete, e prima di sera andate via. Se re Sole vi trovasse, rimarreste incenerito. Appena avrò buone notizie, vi manderò a chiamare.
La sera tornò re Sole, e lei gli domandò:
- Maestà, che cosa avete visto nel vostro viaggio?
- Ho visto tagliar la testa a una Regina e strangolare una Principessa. Se lo meritavano.
- Ah, Maestà, eran le mie sorelle! Ma voi potete risuscitarle; non mi negate questa grazia!
- Vedremo! - rispose re Sole.
Il giorno dopo, appena fu giunto nel luogo dov'era seppellita la Regina, picchiò sulla fossa e disse:
- Tu che stai sotto terra,
Mi manda la tua sorella;
Se dal buio volessi uscire,
Del mal fatto ti déi pentire.
- Rispondo a mia sorella:
Sto bene sotto terra.
Dio gli dia male e malanno!
Vo' la nuova avanti l'anno!
- Resta lì, donnaccia infame!
E il re Sole continuò il suo viaggio. Arrivato dov'era stata sepolta la Principessa, picchiò sulla fossa e disse:
- Tu che stai sotto terra,
Mi manda la tua sorella;
Se vuoi tornare da morte a vita,
Del mal fatto sii pentita!
- Rispondo a mia sorella:
Sto bene sotto terra.
Male occulto o mal palese,
Vo' la nuova avanti un mese!
Resta lì, donnaccia infame!
Re Sole continuò il suo viaggio, e quelle due sorelle se le mangiarono i vermi.
Stretta è la foglia, larga è la via.
Dite la vostra, ché ho detto la mia.
Angelic: Celeste
Una cosultante: Sgrufoletta (Antonella)
Il Narratore: Mithrius
La Papessa: Antonella (Sgrufoletta)
La Morte: Masaniello
Il Matto: TaraK
L' Imperatrice: Karalice
Il Consultante: C
Un tempo lontano, quando avevo sei anni, in un libro sulle foreste primordiali, intitolato “Storie vissute della natura”, vidi un magnifico disegno.
Rappresentava un serpente boa nell’atto di inghiottire un animale.
Eccovi la copia del disegno.
C’era scritto: “I boa ingoiano la loro preda tutta intera, senza masticarla.
Dopo di che non riescono piu’ a muoversi e dormono durante i sei mesi che la digestione richiede”.
Meditai a lungo sulle avventure della jungla.
E a mia volta riuscii a tracciare il mio primo disegno.
Il mio disegno numero uno. Era cosi’:
Mostrai il mio capolavoro alle persone grandi, domandando se il disegno li spaventava.
Ma mi risposero: “ Spaventare? Perche’ mai, uno dovrebbe essere spaventato da un cappello?” .
Il mio disegno non era il disegno di un cappello.
Era il disegno di un boa che digeriva un elefante.
Affinche’ vedessero chiaramente che cos’era, disegnai l’interno del boa.
Bisogna sempre spiegargliele le cose, ai grandi.
Il mio disegno numero due si presentava cosi’:
Questa volta mi risposero di lasciare da parte i boa, sia di fuori che di dentro, e di applicarmi invece alla geografia, alla storia, all’aritmetica e alla grammatica.
Fu cosi’ che a sei anni io rinunziai a quella che avrebbe potuto essere la mia gloriosa carriera di pittore.
Il fallimento del mio disegno numero uno e del mio disegno numero due mi aveva disarmato.
I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.
Allora scelsi un’altra professione e imparai a pilotare gli aeroplani.
Ho volato un po’ sopra tutto il mondo: e veramente la geografia mi e’ stata molto utile.
A colpo d’occhio posso distinguere la Cina dall’Arizona, e se uno si perde nella notte, questa sapienza e’ di grande aiuto.
Ho conosciuto molte persone importanti nella mia vita, ho vissuto a lungo in mezzo ai grandi.
Li ho conosciuti intimamente, li ho osservati proprio da vicino.
Ma l’opinione che avevo di loro non e’ molto migliorata.
Quando ne incontravo uno che mi sembrava di mente aperta, tentavo l’esperimento del mio disegno numero uno, che ho sempre conservato.
Cercavo di capire cosi’ se era veramente una persona comprensiva.
Ma, chiunque fosse, uomo o donna, mi rispondeva: “E’ un cappello”.
E allora non parlavo di boa, di foreste primitive, di stelle.
Mi abbassavo al suo livello. Gli parlavo di bridge, di golf, di politica, di cravatte.
E lui era tutto soddisfatto di avere incontrato un uomo tanto sensibile.
Era un strana creatura
immersa in un atmosfera surreale,
sembrava conoscere ogni verità
sembrava conoscere i segreti di una vita felice
gli chiesi di indicarmi la strada
che conducesse al fiume con la corrente più forte
forte tanto da portare via con sé tutti le mie
angosce , i miei tormenti , i rimpianti
le paure, i risentimenti,
tanto forte da lavare via tutti quei pesi;
pesi che mi piegano la testa
permettendomi di vedere
solo la terra che calpesto
senza godere degli orizzonti
pesi che fanno tremare le mie gambe
costringendomi a camminare
quando vorrei correre.
La strana creature mi chiese : ma tu, cosa vuoi dalla vita?
Nulla e tutto , questo voglio,
ma so di non poterlo avere
Mi disse : sei fuoco e passione
sei emozione e sentimenti,
sei l’aria che respiri,
i minuti le ore e i giorni che vivi,
perchè non li vedi?
Aspettava la mia risposta
offrendomi le sue braccia,
dentro le quali, tutto perdeva di importanza.
Solo allora capii che non era di questo mondo
Nessuno te lo può indicare mi disse
Solo tu la puoi trovare ,
Sola lo devi cercare.
Sola ero , e sola di nuovo mi ritrovo
In mezzo a una folla di persone che mi indicano
false mete , falsi percorsi
Cerco la mia strada senza sapere dove conduce
e se conduce
Ma con la speranza e la forza
di trovare il mio fiume. .
ODE AL RISO
Mi piace il riso
di un bel bambino.
Mi piace il riso
di una donna.
Mi piace il riso
di un nonnino.
Mi piace il riso
comunque sia
anche sul piatto
di casa mia.
Ascoltami , i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati : bossi ligustri o acanti .
Io , per me , amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla :
le viuzze che seguono I ciglioni ,
discendono tra I ciuffi delle canne
e mettono negli orti , tra gli alberi dei limoni .
Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spegono inghiottite dall'azzurro :
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell'aria che quasi non si muove ,
e i sensi di quest'odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta .
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra ,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni .
Vedi , in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura ,
il punto morto del mondo , l'anello che non tiene ,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità .
Lo sguardo frugal d'intorno ,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce .
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità
Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra
soltanto a pezzi , in alto , tra le cimase .
La pioggia stanca la terra , di poi ; s'affolta
il tedio dell'inverno sulle case ,
la luce si fa avara – amara l'anima .
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si scrosiano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità .
Dopo poco tempo, con un corteo di dame e cavalieri, arrivò il principe Francesco, che trovando la brutta serva nera dove aveva lasciato la candida fata, rimase a lungo senza fiato. Poi prese a lamentarsi della sua disgrazia, perché quando credeva di aver raggiunto il suo paradiso dopo tanto peregrinare, si sentiva all'inferno, e mentre credeva di unirsi per sempre alla fata del suo cuore gli toccava una schiava così brutta che nessuno avrebbe voluto vederla.
Ma la donna nera gli disse: "Ehi, principe! sta' buono, io sono fatata: un anno lo passo chiara e un anno lo passo scura".
Il povero Francesco, visto che non c'era rimedio, mandò giù questo boccone amaro, e, fatta scendere dal cedro la schiava nera, la vestì, l'adornò da regina, e la condusse a palazzo in pompa magna.
Quando la videro il re e la regina, si dissero che il loro unico figlio aveva viaggiato come un pazzo, per il mondo intero, per trovare una colomba bianca, e poi aveva portato a casa una cornacchia nera. Ma comunque, come avevano stabilito, rinunciarono al regno, e il principe Francesco ascese al trono mettendo la corona d'oro sul capo di una regina nera come il carbone.
Si preparavano grandi festeggiamenti per le nozze, e mentre il cuoco, le fantesche e gli sguatteri correvano per le cucine reali spennando oche grasse, frollando fagiani, marinando cinghiali e caprioli, mescolando creme e besciamelle, montando panna e chiare d'uovo, tritando noci, mandorle, pinoli e canditi, una colombella bianca entrò da una finestra della cucina e disse:
Cuoco che cuoci da mane a sera,
cosa fa il re con la donna nera?
Dapprima il cuoco non ci fece caso, ma la colombina tornò poco dopo, e quando lo fece per la terza volta, ripetendo sempre le stesse parole, il cuoco corse a tavola per raccontare di questa apparizione sorprendente.
Appena sentì, la regina nera ordinò che la colomba fosse immediatamente catturata, spennata e gratinata in padella. Allora il cuoco si diede da fare, finché acchiappò la colombella, e, eseguendo l'ordine, le tirò il collo, la tuffò nell'acqua bollente per spennarla meglio, e la mise al fuoco. Buttò l'acqua e le penne nel vaso che stava su un balconcino, e dopo tre giorni spuntò un ramo di cedro che cresceva a vista d'occhio: il re affacciandosi a una finestra da quella parte vide il bell'albero che prima non c'era, e cominciò a domandare chi l'avesse piantato.
Il cuoco gli raccontò tutta la meravigliosa storia della colombella, e il re Francesco, sospettando qualcosa, gli ordinò:
"Nessuno osi toccare questa pianta, pena la vita! e fa' in modo che sia ben curata, di tutto punto!".
Dopo pochi giorni apparvero tra i rami tre cedri come quelli che gli aveva dato l'orca: il re aspettò che fossero ben maturi, li colse, si chiuse in camera sua con una grande coppa d'acqua fresca, e, con il solito coltello che portava sempre alla cintura, cominciò a tagliare.
Col primo cedro e col secondo gli capitò come l'altra volta, ma la terza volta fu pronto a dare l'acqua alla fanciulla nello stesso istante in cui gliela chiedeva, e gli rimase fra le braccia la più bella, uguale all'immagine che aveva sempre nel cuore, bianca come la ricotta e rossa come il suo sangue.
Era la stessa fata che aveva lasciato sull'albero, e gli raccontò tutto il male che le aveva fatto la schiava nera.
Nessuno riuscirebbe a raccontare l'allegria e la soddisfazione di Francesco, che non riusciva a stare nella pelle dalla contentezza, e non avrebbe mai smesso di abbracciare e di baciare la fata rinata dal cedro. Poi le fece indossare una veste regale, le pose un prezioso diadema sui biondi capelli, la prese per mano e la portò nel salone dove erano riuniti tutti i cortigiani per festeggiare le nozze. Li chiamò uno a uno, chiedendo loro:
"Ditemi, che pena dareste a chi facesse del male a questa meravigliosa creatura?".
I cortigiani e tutti i nobili invitati rispondevano che se qualcuno le avesse fatto del male avrebbe meritato una corda intorno al collo, o una sassaiola mortale, o un veleno, o il rogo, o di essere messo in una botte chiodata e rotolato lungo una montagna, o di essere buttato in mare con una pietra al collo.
Infine il re lo chiese alla regina nera, e lei rispose: "Meriterebbe di essere bruciata e le sue ceneri andrebbero buttate dalla cima della torre!".
"Tu hai pronunciato la tua condanna", disse il re Francesco, "è proprio questa la fanciulla che hai infilzato con lo spillone, è lei la colombella che hai fatto sgozzare e gratinare! chi fa il male, il male aspetti".