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February 08, 2010 04:57 PM PST
commento musicale-Brahms- sinfonia n°3 in F major terzo movimento
immagine - digilander.libero.it
February 08, 2010 04:43 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
In India, nel tredicesimo secolo, esisteva una setta omicida formata dagli adoratori di Kali, la dea Indù. I suoi seguaci si autodefinivano truffatori o thags (termine che, in inglese, è stato cambiato in thugs) e i loro rituali comprende-vano furti, omicidi per strangolamento e mutilazioni di vittime scelte a caso. La setta dei thugs venne soppressa soltanto nel 1848, dopo aver commesso una serie infinita di omicidi: basti pensare che le autorità coloniali britanniche vennero a conoscenza di quarantamila omicidi collegati alle attività della setta, solo nell'anno 1812
February 07, 2010 04:42 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Gli Assassini cominciano a figurare in tutte le cronache della Terza Crociata e diventano figure leggendarie che colpiscono la fantasia degli europei: vengono definiti «maestri del travestimento» e «specialisti dell'inganno e dell'omicidio». Intorno al 1300, gli Assassini cessano di esistere come forza politica e ne restano solo alcuni gruppetti, sparsi in diversi paesi, che agiscono indipendentemente1.
February 06, 2010 02:25 PM PST
AUTORE - GIUSEPPE FIORE
immagine - kijiji.it
February 06, 2010 02:02 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Nel 1090, Hasan bin Sabbah fonda l’”ordine degli Assassini”, nell’odierno Iran, una setta di fanatici, veri e propri precursori degli assassini seriali di gruppo moderni. Hasan era un leader carismatico e addestrava i suoi seguaci con metodi militari. La setta veniva mantenuta unita dal fanatismo religioso, oltre che dalla devozione nei confronti della figura del capo. Gli omicidi avevano un fine prevalentemente politico, dato che Hasan utilizzava i suoi sicari per di rivali scomodi. Nel 1092, gli Assassini fanno la loro prima vittima ufficiale. Nel 1125, Hasan muore, ma la setta gli sopravvive; superate le prime difficoltà, uno dei loro rami attecchisce in Siria, e sarà quanto racconteranno di loro i crociati rimpatriati che introdurrà nel lessico europeo il termine «assassino».
February 05, 2010 11:32 AM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Il più antico caso di omicidio seriale registrato dagli storici, è quello che vede coinvolto Zu Shenatir, un ricco possidente che risiedeva ad Aden (nell'odierno Yemen), nel quinto secolo: la tecnica che usava era quella di attirare a casa sua dei ragazzi, con la promessa di offrire loro cibo e denaro, mentre l'obiettivo reale era quello di sodomizzarli prima, per poi ucciderli, gettandoli fuori da una finestra dei piani superiori. Non si sa con esattezza quante siano state le vittime di Zu Shenatir, ma gli storici ci dicono che, alla fine, egli venne ucciso nella sua stessa casa, da una delle potenziali vittime1.
February 04, 2010 04:43 PM PST
da Carlo Collodi, "Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino"
tratto dal sito:
immagine - diario_di_borgo...
Come andò che maestro Ciliegia, falegname, trovò un pezzo di legno, che piangeva e rideva come un bambino.
C’era una volta…
— Un re! — diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.
Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.
Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questo pezzo di legno capitò nella bottega di un vecchio falegname, il quale aveva nome mastr’Antonio, se non che tutti lo chiamavano maestro Ciliegia, per via della punta del suo naso, che era sempre lustra e paonazza, come una ciliegia matura.
Appena maestro Ciliegia ebbe visto quel pezzo di legno, si rallegrò tutto e dandosi una fregatina di mani per la contentezza, borbottò a mezza voce:
— Questo legno è capitato a tempo: voglio servirmene per fare una gamba di tavolino.
Detto fatto, prese subito l’ascia arrotata per cominciare a levargli la scorza e a digrossarlo, ma quando fu lì per lasciare andare la prima asciata, rimase col braccio sospeso in aria, perché sentì una vocina sottile, che disse raccomandandosi:
— Non mi picchiar tanto forte!
Figuratevi come rimase quel buon vecchio di maestro Ciliegia!
Girò gli occhi smarriti intorno alla stanza per vedere di dove mai poteva essere uscita quella vocina, e non vide nessuno! Guardò sotto il banco, e nessuno; guardò dentro un armadio che stava sempre chiuso, e nessuno; guardò nel corbello dei trucioli e della segatura, e nessuno; apri l’uscio di bottega per dare un’occhiata anche sulla strada, e nessuno! O dunque?…
— Ho capito; — disse allora ridendo e grattandosi la parrucca, — si vede che quella vocina me la sono figurata io. Rimettiamoci a lavorare.
E ripresa l’ascia in mano, tirò giù un solennissimo colpo sul pezzo di legno.
— Ohi! tu m’hai fatto male! — gridò rammaricandosi la solita vocina.
Questa volta maestro Ciliegia resta di stucco, cogli occhi fuori del capo per la paura, colla bocca spalancata e colla lingua giù ciondoloni fino al mento, come un mascherone da fontana. Appena riebbe l’uso della parola, cominciò a dire tremando e balbettando dallo spavento:
— Ma di dove sarà uscita questa vocina che ha detto ohi?… Eppure qui non c’è anima viva. Che sia per caso questo pezzo di legno che abbia imparato a piangere e a lamentarsi come un bambino? Io non lo posso credere. Questo legno eccolo qui; è un pezzo di legno da caminetto, come tutti gli altri, e a buttarlo sul fuoco, c’è da far bollire una pentola di fagioli… O dunque? Che ci sia nascosto dentro qualcuno? Se c’è nascosto qualcuno, tanto peggio per lui. Ora l’accomodo io!
E così dicendo, agguantò con tutt’e due le mani quel povero pezzo di legno e si pose a sbatacchiarlo senza carità contro le pareti della stanza.
Poi si messe in ascolto, per sentire se c’era qualche vocina che si lamentasse. Aspettò due minuti, e nulla; cinque minuti, e nulla; dieci minuti, e nulla!
— Ho capito, — disse allora sforzandosi di ridere e arruffandosi la parrucca, — si vede che quella vocina che ha detto ohi, me la sono figurata io! Rimettiamoci a lavorare.
E perché gli era entrata addosso una gran paura, si provò a canterellare per farsi un po’ di coraggio.
Intanto, posata da una parte l’ascia, prese in mano la pialla, per piallare e tirare a pulimento il pezzo di legno; ma nel mentre che lo piallava in su e in giù, sentì la solita vocina che gli disse ridendo:
— Smetti! tu mi fai il pizzicorino sul corpo!
Questa volta il povero maestro Ciliegia cadde giù come fulminato. Quando riaprì gli occhi, si trovò seduto per terra.
Il suo viso pareva trasfigurato, e perfino la punta del naso, di paonazza come era quasi sempre, gli era diventata turchina dalla gran paura.
February 04, 2010 12:44 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Caligola amava gli spettacoli violenti e provava un gusto sadico nell’assistere alle torture e alle esecuzioni capitali; tra le sue abitudini preferite, c’era quella di vagabondare per le strade di Roma con una parrucca, per non farsi riconoscere, in modo tale da poter frequentare indisturbato i locali equivoci della città; una volta morto l’imperatore Tiberio (anche lui un serial killer, che risiedeva a Capri e aveva l’abitudine di gettare in mare da una rupe i giovinetti dopo aver soddisfatto le sue voglie omosessuali e pedofilie), Caligola assunse il potere e si macchiò di una serie di uccisioni totalmente indiscriminate e senza nessun motivo: un giorno, innervosito dalla confusione delle persone che si ammassavano all'ingresso di un circo, ordinò alle sue guardie di bastonarle, facendone uccidere cinquanta; il suo motto preferito (che potrebbe essere anche quello di molti assassini seriali moderni) era « Colpisci in maniera che quello si accorga di crepare1 ».
February 03, 2010 05:30 AM PST
Poetella
Battisti in sottofondo...
immagine - route66.corriere.it/3.html
February 03, 2010 12:26 AM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
2 Giuda
Il crimine seriale non ha inizio nel 1888, ma esiste fin dai tempi più remoti, anche se non veniva definito e riconosciuto come tale. Gli imperatori Nerone e Caligola erano degli assassini seriali: uccidevano per il solo gusto di sperimentare nuove emozioni, quando erano annoiati dalla monotonia della loro vita quotidiana. Nerone era sia assassino seriale che di massa: usò il veleno per uccidere l’imperatore Claudio e il fratellastro Britannico; dopo vari tentativi andati a vuoto, riuscì a far uccidere la madre, Agrippina, e, in seguito, fece uccidere la zia paterna per impossessarsi dei suoi beni; dopo vari altri omicidi, raggiunse il culmine delle atrocità, facendo incendiare Roma, semidistruggendola; per completare la sua opera accusò i cristiani di essere gli incendiari, facendone massacrare quanti più possibile1.
February 01, 2010 04:05 PM PST
Jerome David Salinger, "Il giovane Holden"
Torino, Einaudi, 2004, pp. 20-21.
immagine - raccoon.ilcannocchiale.it
February 01, 2010 03:15 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Il Criminal Profiling nasce e si sviluppa al confine tra scienza dell’investigazione e discipline psicologiche, tra psicologia e psichiatria clinica e forense, tra scientificità ed arte.
Il primo esempio di Criminal Profiling, si ha con Thomas BOND, docente di Medicina Legale a Londra, che nel autunno del 1888, sulla base della propria esperienza personale e dei propri studi, invia una relazione al responsabile della “Criminal Investigation Division”, in cui stila il profilo dell’assassino che semina il terrore a Londra, uccidendo per ben quattro volte in soli tre mesi, cinque prostitute, con particolare efferatezza, e che si autodefinisce “Jack lo Squartatore”.
January 31, 2010 03:16 PM PST
di Giuseppe Fiore
immagine - spiaggia di Cea
January 30, 2010 04:41 PM PST
immagine - blog.libero.it
commento musicale Santo e Johnny
- Maria Elena
Eccoti.
Rimetto via la sigaretta. Non l’accendo, che poi puzzo di fumo.
Opium e fumo fa schifo.
Ti vedo.
Solo un pezzetto di viso, dietro il cristallo della macchina, sotto il parasole abbassato. Solo un pezzetto.
Naso. Bocca. Il mezzo ovale regolare del mento. Sorriso.
Un chiarore nel nero.
Qualcosa mi si annoda dentro.
Stretto. Un pezzo di creta serrato nelle mani.
Schiacciato.
Strizzato.
Fino alla gola. Fino alla bocca. Dio! mi strillo dentro, dio!
Devo sorridere. È difficile. Adesso inciampo. Adesso faccio una delle mie figure di merda.
Entro in macchina e ti butto addosso gli occhi. Solo un attimo.
Non ce la faccio a guardarti. La bellezza mi sfianca.
Sorridi e riparti. Faccia da schiaffi. Silenzioso. Lento. Tranquillo.
Beato te, penso.
No. Beata me.
Mi piace così. Lo sconquasso.
Così voglio.
Chiudo gli occhi. Respiro fondo. L’aria non entra. C’è come un intoppo.
Dai! Dici, Dai!…dio che voce! Dai! E sorridi, scuotendo la testa. Dolce.
Bella testa. Perfetta. E sorridi…
.. ti faccio smettere di sorridere. Contaci. Quegli occhi te li faccio chiudere.
Come la notte stesa sul mare. Contaci.
Le mani sul volante. Sicure. Lo sfiori appena. E quello t’asseconda.
Bianche mani. Perfette mani, addosso. Ecco, si. Ti lascio fare, adesso. Meno male che non mi metto mai i pantaloni. Non mi piacciono i pantaloni.
Vuoi mettere una bella gonna larga, che si tira su.
Sento quel caldo attraverso le calze sul ginocchio e la mano sale.
Cerca un varco, oltre il pizzo. Facciamo lo speleologo? Rido. E tremo.
Tremo. Mentre parlo. E scherzo. Parlo a raffica. Non mi voglio ascoltare.
Ok, sto zitta. Ora passa. Lo sai, ci vuole un po’, prima… dai. Dai, guida. Buono.
Madonna come mi piace tutto questo. Questa tua sicurezza, come mi piace.
Spavaldo. Bello, giovane e spavaldo. Impunito.
Sento lo stomaco come se non mangiassi da giorni.
Beh, in effetti, potevo mangiare qualcosa. Magari è fame.
Le gambe, ecco, come sfiancate, dopo una salita.
E tremo. Ma che cavolo mi tremo?
Ho voglia di abbandonarmi. Di levarmi il cappotto. Fa caldo. Troppo.
Di cedere.
Sì, sì…tutto sì. Finalmente sì.
La macchina sta scivolando nella città. Come una bolla di sapone.
Sospesa.
Anche lei.
Aspetta di dissolversi.
(by poetella)
January 29, 2010 04:23 PM PST
da
Corrado Govoni, "Giardini chiusi II" (dalla raccolta "Fiale", testo tratto da Gian Luigi Beccaria, "Le forme della lontananza. Poesia del Novecento, romanzo, fiaba, canto: le strutture 'forti’ della letteratura colta e popolare", Milano, Garzanti,1989, p.206)
Orti, dove i convolvoli contorti
più non stendono i deboli polloni;
vasi forti, che più negli orti morti
non salgono i paoni da padroni;
penne disperse dentro gli orti morti,
occhi immemori e smorti di paoni
ritorti a dei vilucchi e a degli storti
polloni ed ai ricami dei balconi;
languida inedia degli orti morti
con qualche marmo mutilo o muscoso,
e un muro vigilato da un’opunzia;
per cui diffonde sopra i fiori morti
un senso d’abbandono saporoso,
la parola nostalgica: “Rinunzia”.
January 28, 2010 03:15 PM PST
immagine - cantierepoesia...
commento music. Shubert. momento musicale n°3
.
C’è saggezza, forse,
o magari la cerco
in quest’andare di gocce sui vetri
a coppie, a gruppi
o dolci e solitarie e sdrucciole.
Paroline sfuggite
dal cielo,
ubriaco e brontolone.
E me ne sto a guardare lo sgocciolio di minuti,
di vetro il mio tempo,
solo un po’ appannato.
Ci scrivo su qualche verso distratto,
giusto per lasciare un segno.
Parvenza d’essere. Riflessa.
…
…
…
(by poetella)
January 27, 2010 03:45 PM PST
autore - babilonia86
immagine - marilisasibilla89...
January 25, 2010 04:26 PM PST
autrice - Michela Zanarella
immagine - foto43.blog.kataweb.it
(Liberatoria: "Concedo ad Accademia dei Sensi la facoltà di riprodurre per voce e per iscritto il testo della mia poesia "La casa degli isitnti". Dichiaro che il testo non è sottoposoto a diritti SIAE e mi impegno a informare Accademia dei Sensi l'eventuale iscrizione. Michela Zanarella")
January 24, 2010 09:42 AM PST
di Giancarlo De Cataldo.
Tratto da "Magistratura democratica
Agemda 2010", Torino, Edizioni
Angolo Manzoni
January 20, 2010 03:26 PM PST
di Giuseppe Fiore
immagine:
censorina.splinder.com
January 20, 2010 02:26 AM PST
di Massimo Gramellini
da "La Stampa", 12-01-2010
immagine - comune.jesi.an.it
January 18, 2010 03:21 PM PST
Commento musicale Borodin –
String quartet n*2 in D major Nocturne
IMMAGINE - icgoito.it
Ecco. Fine della ricreazione.
Entro.
Già l’odore della classe mi si butta addosso, prima di Kevin. Urlante. Co’ la lattina di coca in mano, che sbruffa e schizza. E meno male che non mi casca sul maglione. È rosa….
La coca, dico. Meno male che non mi casca. Assieme a Kevin.
-Ma che cavolo fate?- urlo e mi massaggio la spalla. Che per parare libri, registro, cappotto, borsa, e pure telefonino che stavo mettendo via mi sono mezza slogata. Accidenti.
Nell’aria se ne sta sdraiato un odore denso di pizza, panini con la mortadella, patatine, aglio (qualcuno deve esserselo mangiato a chili, ieri sera), e sudore.
Sono delle puzzole, a quell’età.
Poi cominciano a lavarsi e a profumarsi. Per le ragazze.
Per ora certi si profumano solo. Senza lavarsi.
Bell’inizio di ora.
Che ogni ora è come una vita intera. Segnata. Già tutta scritta. Fino dall’inizio.
Cominciamo bene.
Poso tutto sulla cattedra.
Sommersa da voci, da urla. Due in fondo s’inseguono. Due leoni. Due galli. Si beccano, s’afferrano. S’ammazzano. Mi fa male la spalla.
Devo dividerli. Devo.
Chi cavolo me l’ha fato fare a fare la prof.
Dovevo lavorare in un museo, io. Silenzioso. Magari con la musichetta in sottofondo. Non ce la mettono quasi mai. Niente è perfetto.
Intervengo tra i due.
Basta! Fermi! Li divido. Li tengo. Stringo forte i polsi. Marco e Serban. Due pesti.
È lui, prof. Me rompe. M’ha detto i morti.
Minaccio note. Ma che gli frega delle note. Non è questo.
Io non lo so più che ci vorrebbe per questi ragazzi. Sono delle furie. Hanno una rabbia dentro che esce di continuo. Allaga tutto. La classe è intrisa di rabbia.
Che cavolo gli spiego come si fa a disegnare la pianta della classe.
Ma che ci devono fare con la pianta della classe.
Ok, oggi non si fa lezione.
Ho deciso.
Oggi si parla.
Pare facile. Non sanno parlare. S’accavallano. Imprecano. Si sovrastano. Vogliono avere ragione. Vogliono che gli si dia ragione. Non gliela da mai nessuno.
Ecco. Un raro momento di silenzio. Si sono calmati. So che durerà un attimo. Approfitto per parlare. Prima non avrebbero sentito.
-Prendete le sedie. Portatele tutte qua. Attorno a me. Fate un cerchio.
Non gli pare vero.
Si gioca. Tutto è gioco. Vorrebbero sempre giocare. Per scordare l’inferno che hanno dentro. Che scuola…
Forse non sono tutte così.
Il cerchio è fatto intorno a me. Ora parliamo.
M’ascoltano.
Parlo.
Parlo per mezz’ora. Commossa. Partecipe. M’ascoltano. Tutti.
Poi tocca a loro. Anche perché mi fa male la gola, dallo sforzo. E la spalla.
Quando è suonata la campanella sono trasaliti. Tutti. Non volevano finisse.
E al diavolo la pianta della classe.
Farò lezione domani.
.
.
.
(by poetella)
January 17, 2010 12:15 PM PST
Masaniello - Maria
Francesca - Roberta
favola di Esopo
immagine - paroledautore.net
C'era una piccola zanzara assai furba e spavalda. Stanca di giocare con le solite amiche, decise un giorno, di lanciare una sfida al Re della foresta. Si presentò così davanti al sovrano che era il leone e lo salutò con un rispettoso inchino. Il grande Re che era intento a schiacciare uno dei suoi pisolini più belli lungo la riva di un fiume, lanciò una distratta occhiata all'insetto. "Oh! Buongiorno".
Rispose Sua Maestà spalancando la bocca in un possente sbadiglio.
La zanzara disse: "Sire, sono giunta davanti a Voi per lanciarvi una sfida!" Il leone, un po' più interessato, si risvegliò completamente e si mise ad ascoltare.
"Voi" continuò l'insetto "credete di essere il più forte degli animali eppure io dico che se facessimo un duello riuscirei a sconfiggervi!" Il Sovrano divertito disse: "Ebbene se sei tanto sicura,proviamo!" In men che non si dica il piazzale si riempì di animali d'ogni genere desiderosi di assistere alla sfida. La " Singolar Tenzone" ebbe inizio. L'insetto andò immediatamente a posarsi sul largo naso dell'avversario cominciando a pungerlo a più non posso. Il povero leone preso alla sprovvista tentò con le sue enormi zampe di scacciare la zanzara ma, invece di eliminarla, egli non fece altro che graffiarsi il naso con i suoi stessi artigli. Estenuato, il Re della foresta, si gettò a terra sconfitto. Così, la piccola zanzara fu acclamata da tutti i presenti. Levandosi in volo colma di gioia, la zanzara non si accorse però della tela di un ragno tessuta tra due rami e andò ad imprigionarvisi proprio contro. Intrappolato in quell'infida ragnatela l'insetto scoppiò in lacrime, consapevole del pericolo che stava correndo. Fortunatamente il leone, che aveva assistito alla scena, con una zampata distrusse la tela e liberò la piccolina dicendo:
"Eccoti salvata mia cara amica. Ricordati che esiste sempre qualcuno più forte di te! E questo me lo hai insegnato proprio tu!" La zanzara, da quel giorno imparò a tenere un po' a freno la propria spavalderia.
Le persone troppo sicure di sé riescono, a volte, a superare gli ostacoli più grossi ma inciampano spesso nelle difficoltà più piccole.
January 17, 2010 06:34 AM PST
JEO NO' IPPO TORERO
legge - Attilio - Francesca - Massimo
autore - Antoninu Mura Ena
musica - Launeddas
IO NON ERO TORETO
Io ero Juanne' Arina
ragazzo piccolo
al tempo del grano, mattina e sera,
di buoi e di vacche pungitore.
Ma non ero torero.
Io non sono morto
alle cinque del pomeriggio
(come Ignacio Sances)
Io sono morto all'alba
nel crescere.
Non c'era per me nell'arena
una sporta di calce portata
e stesa sopra il sangue.
A me non hanno recato
un telo bianco.
Un bue mi aveva incornato
all'entrata dell'orto.
Ohi! Che sono morto.
Mia mamma ho chiamato
all'ingresso dell'orto.
Mamma è venuta all'orto.
Dammi la mano mamma
e liberami te ne prego
da questa mala calura
della terra dell'orto.
Non lasciarmi per terra
come dietro al gregge.
Chiamami babbo, mamma,
che dalla guerra ritorni....
-Figlio mio bello,
non lo posso chiamare,
ché babbo è morto in mare,
e tu sei orfano,
grazioso figlio mio.
Lo dovrai raccontare
in ogni terra e porto
che ha avuto malo sgarbo
figlio grazioso mio
lo dovrai raccontare
che babbo è morto in mare
in ogni terra e porto
che babbo in mare è morto.
Ohi la febbre, la febbre!
Un filo lucente mi porgeva cajente
babbo, il morto in mare
me lo porgeva perché salissi
al cammino dei cieli.
Risaliva al mio fianco un giovane ferito,
con il corpetto aperto
di bianco cristallo
e una spada in mano.
E con l' inguine aperto
come il mio.
E lo guardavo io,
e lui mi osservava:
-Sei ferito? Certamente
-Sei un torero? No che non lo sono.
Vostè ha una ferita al linguine
aperta, come la mia.
Vostè è un torero?
-Io sono un rìo di leònes!
Gloria di Andalusia.
Sei un torero?
No che non lo sono.Io non ero torero.
Io ero Juanne' Arina,
ragazzo piccolo.
A mattina e sera,
al tempo del grano,
di buoi e di vacche pungitore.
Ma non ero torero.
All'ingresso dell'orto
un bue mi aveva incornato:
ma non ero torero.
-Buono, bambino, buono.
Tu sei un torero!
Il più grande torero sardegnolo
venuto a mancare da ragazzo.
Saliamo uniti ai tori celesti.
Dài la tua piccola mano
a questo leone ferito,
torero sardegnolito
bambino del mio cuore.
Traduzione dal sardo di Natalino Piras
January 16, 2010 04:25 PM PST
favola di Esopo
immagine - paroledautore.net
January 15, 2010 03:01 PM PST
di Matteo Siano
Faligi Editore, 2008
immagine tratta dal libro
January 14, 2010 04:57 PM PST
immagine - quattroamicialbar.blog...
commento musicale Borodin String quartet n°2-Nocturne
Che poi c’è una cosa.
Che poi c’è una cosa che certi pomeriggi quieti mi manca.
Mentre stiro, che ne so,
o rimetto in ordine un armadio,
prima che somigli troppo alla cuccia di Snoopy.
C’è una cosa che mi manca,
ma non ho mai il coraggio di dirmela forte.
Me la tengo in un cantuccio,
come l’ultima caramella,
o il pacchetto di cracker cominciato,
con rimasto dentro un pezzettino e qualche briciola.
Sta là, e brigo per casa, veloce o lenta, dipende,
ma faccio, faccio per tenermi la testa vuota e il cuore leggero.
Come oggi, che scrosciava fuori un’acqua di quelle
che ti viene voglia di startene a letto a sentire tuoni e baci mischiati,
e fare finta di avere paura. Sì, come scusa. Ti ricordi quella volta?
Che a ogni tuono mi rannicchiavo e tu mi stringevi forte.
E sembrava che il mondo si stesse rivoltando
per farci stare più vicini. Che poi era impossibile.
Dicevo? Ah sì. C’è una cosa che mi manca.
Ma ancora non la voglio dire.
Ci vuole coraggio a dire certe cose.
E stasera non ce l’ho.
L’ho consumato tutto coi ragazzi, stamattina.
Che certe volte ce ne vuole per fargli credere che sei più forte tu.
E invece sono più forti loro, che sono giovani.
Hanno tutto davanti e non hanno mai sonno.
E se ce l’hanno dormono. E sognano. Loro.
Sono giovani. Ancora pensano che c’è tempo. Per tutto.
E hanno fretta.
Io non ho più fretta. Fretta di che?
Qui si va alla deriva.
E l’approdo è un’isola piena di cannibali.
E di mostri.
E starsene nell’acqua è ancora la cosa migliore.
L’unica possibile.
Sì, sì. Lo so che ormai l’ho cominciato il discorso.
La devo dire ‘sta cosa.
È inutile che cincischio e giro come una leonessa che si spiana la cuccia.
E faccio e disfaccio per non darmi soddisfazione.
E penso… non ci riesco a non pensare.
Anche se fatico e sudo, e fuori è freddo e anche dentro.
Ecco. Allora la dico.
Vorrei…sì, vorrei che tu fossi qui e mi guardassi
con quello sguardo che so
e t’avvicinassi come un leopardo verso la gazzella che dorme.
Cauto ed elegante. Cauto?
Mah…non sei mai cauto. Elegante sì. Anche nudo sei elegante.
Come è elegante la bellezza. E la giovinezza.
Ti avvicinassi e io ti dicessi sorridendo - E no, dai! Sta buono che devo stirare.
Ecco. Questo mi manca.
Poterti una volta dire di no.
Che c’è tempo, tanto…
…
…
…
(by poetella)
January 13, 2010 03:39 PM PST
di Corrado Guzzanti
"Poesia in rima sbracata"
(da Agenda Comix 2009)
immagine - media.photobucket.com
January 11, 2010 02:08 PM PST
tratto da Gian Luigi Beccaria,
"Le forme della lontananza"
Garzanti, 1989
immagine - www.mostradelcinemadivenezia
January 09, 2010 04:53 PM PST
commento musicale.DEbussy. Sarabande
IMMAGINE - milaklee.blogspot.com
January 08, 2010 03:46 PM PST
da Paul Valéry,
in AA.VV., "Prisma letterario"
vol. 3B, La Nuova Italia, 2000
immagine - catalog.ebay.it
January 08, 2010 06:09 AM PST
commento musicale Shumann-Romance
immagine - glittergraphicsnow.com/
January 07, 2010 02:57 PM PST
Teatron, Sophie, Masaniello
Favola di Esopo
immagine - paroledautore.net
January 07, 2010 06:33 AM PST
IMMAGINE - dreamsandmermaids...
commento musicale
Les ombres errantes. Couperin
January 06, 2010 09:37 AM PST
"La storia della Befana tra sacro e profano"
di William Facchinetti Kerdudo
tratto dal sito www.turismoinsolito.com
IMMAGINE - www.andromedafree.it
January 05, 2010 03:44 PM PST
musica - Chopin
video confezionato da Poetella
immagine - incontroallapoesia.it
January 04, 2010 04:05 PM PST
Favola di Esopo
Autori
Rita, Teatron, Sophie, Masaniello
January 03, 2010 03:51 PM PST
da Stefano Benni, "Il bar sotto il mare"
Feltrinelli, 2001
IMMAGINE - .stefanopasini.it
January 02, 2010 05:20 PM PST
DIVINA COMMEDIA
immagine - sardini.it
January 02, 2010 02:28 PM PST
Autore Dante Alighieri
Musica - Giuseppe Cristofani
immagine - commons.wikimedia.org
January 02, 2010 01:42 PM PST
commento musicale
Chopin, opera 27, n°2-Notturno
immagine - cantosirene.blogspot.com
January 02, 2010 01:59 AM PST
favola africana
IMMAGINE - animate/andorinha1972
January 01, 2010 05:53 PM PST
classe IV Rodari
January 01, 2010 05:35 PM PST
Cesare Pavese da "Lavorare stanca"
Debussy...in sottofondo...
immagine - blog.libero.it
December 31, 2009 06:49 AM PST
IMMAGINE - renzocampanini.it
December 30, 2009 03:58 PM PST
Da Dante Alighieri, Inferno XXXIII
immagine - misilmeriblog..
December 29, 2009 03:21 PM PST
commento musicale Sarabande- Debussy
IMMAGINE - wwwrosac1.style.it
December 29, 2009 01:10 AM PST
fiaba cinese
Letta da - Masa - Sophie -
Roberta - Francesca -
immagine - paroledautore.net
December 28, 2009 02:45 PM PST
di Teatron
immagine - da0c615ebb19a57a.jpg
December 27, 2009 04:17 PM PST
DI POETELLA
IMMAGINE - myecard.it
commento musicale Meditation da Thais Massenet
December 27, 2009 02:59 PM PST
Di Ugo Foscolo
immagine - 88501e37d55fb499.jpg
December 27, 2009 07:54 AM PST
Jonathan Littell
"Le Benevole"
Einaudi 2007
immagine - copertina del libro
December 26, 2009 04:48 PM PST
immagine - STRANGENEWS.jpg
December 26, 2009 03:22 AM PST
da Stefano Benni, "Il bar sotto il mare"
IMMAGINE - http://www.stefanopasini.it/images/
December 24, 2009 05:11 PM PST
musica Paganini: La campanella
immagine - appasionata.wordpress.com
December 23, 2009 01:53 PM PST
immagine - aurorablu.it
December 23, 2009 04:53 AM PST
Di Anonimo, ricevuta in mail attraverso catena di Sant'Antonio
immagine - postadababbonatale.com
December 21, 2009 04:46 PM PST
commento musicale
Couperin- Les ombres errantes
immagine - noi-e-la-luna.it
December 20, 2009 04:16 PM PST
di Prévert/Riccardo Cassini
da Agenda Comix 2008
immagine - blog.libero.it
December 20, 2009 02:15 PM PST
di Ele
MUSICA - MD_NewAge
immagine - centoiso.com
December 19, 2009 02:43 PM PST
commento musicale C.Debussy. "Reverie"
immagine - lamenteeilcuore...
December 18, 2009 12:19 PM PST
Nazim Hikmet
musica : Giovanni Allevi - Come se veramente
immagine: runner74.it
December 17, 2009 06:22 AM PST
commento musicale Oblivion Piazzolla
immagine - cerchiamo.net
December 16, 2009 06:02 AM PST
da Claudio Batta
"Nella nimmisitca non mi Batta nessuno",
tratto da Agenda Comix 2008
immagine
cantodellasfinge.net
December 15, 2009 03:28 PM PST
commento musicale
Johanes Ciconia "chi nel servir antico"
immagine - liquidarea.com
December 14, 2009 01:22 PM PST
Monologo di Patrizia Monaco
Musica: Giuseppe Cristofani
immagine - altercatio.com
December 14, 2009 12:40 PM PST
commento musical
Johannes Ciconia. Chi nel servir antico
immagine - natura1984.spaces.live.com
December 13, 2009 05:50 AM PST
immagine - kriskevin.splinder.com
MUSICA - LUDOVICO EINAUDI
December 12, 2009 03:19 PM PST
Enrico Borla e Ennio Foppiani,
Bricolage per un naufragio. Alla deriva nella notte del mondo
Moretti&Vitali, 2009
immagine - blogspot.com
December 11, 2009 04:35 PM PST
Di - Ugo Foscolo
immagine - felicitaraggiunta...
commento musicale
"Coro a bocca chiusa"
dalla Butterfly di Giacomo Puccini...
Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar da cui vergine nacque
Venere, e fea quell’isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l’inclito verso di colui che l’acque
cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di avventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.
Tu non altro che il canto avrai del figlio
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.
December 10, 2009 04:39 PM PST
commento musicale
Johanes Ciconia "chi nel servir antico
immagine - ilbuiodellaluce...
December 09, 2009 01:24 PM PST
di Francesco De Girolamo
immagine - blog.libero.it
December 08, 2009 05:13 PM PST
Di Poetella
immagine - assolodipoesia...
December 07, 2009 03:43 PM PST
di Ugo Foscolo
musica - Mahler, adagetto della V sinfonia....
immagine - felicitaraggiunta.
Forse perché della fatal quiete
tu sei l’immago a me sì cara vieni
o sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,
e quando dal nevoso aere inquiete
tenebre e lunghe all’universo meni
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
cha vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme
delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.
December 06, 2009 12:27 AM PST
Tony intervista nel corso
della sua trasmissione
l'autore de
Il Castello dell'Acqua
dal programma Nostalgia
del 29 novembre 2009
December 05, 2009 04:55 PM PST
Di Poetella
Musica: musica: Adagio di Albinoni..
immagine : orientalia4all.net
*
M’affami mia terra,
siccità di silenzi aspri
d’attesa
e m’appaghi
di rugiada che basterebbe, forse,
che basta a goccia
a goccia.
Goccia di parola
estorta,
strizzata da seno di tuo esistere,
avaro, esigente maestro d’estreme
scalate.
Resine imprigionano ricordo
catturato,
conservato millenni
sul tronco del tempo. Mio.
Ormai incancellabile, eterno possesso.
December 04, 2009 04:19 PM PST
Testo di Amy
Immagine: progetto-rena.it
December 04, 2009 05:31 AM PST
di MARIA TERESA DE SANCTIS
IMMAGINE: 2elle.wordpress.com
colonna sonora:
THE RESIDENTS LOSER WEED
December 03, 2009 05:36 AM PST
commento musicale
Couperin-premier suites. preludio
immagine:
blog.libero.it/Shardana00/
Ma perchè, se è possibile trascorrere questo po'
d'esistenza
come alloro, il verde un po' più cupo
di tutto l'altro verde, le piccole onde ad ogni
margine di foglia (sorriso di brezza) - perchè
costringersi all'umano e, evitando il Destino,
struggersi per il Destino?
Oh, non perchè ci sia felicità,
quest'affrettato godere di cosa che presto perderai.
Non per curiosità o per esercizio del cuore,
questo, anche nel lauro sarebbe...
Ma perchè essere qui è molto, e perchè sembra
che tutte le cose di qui abbian bisogno di noi, queste
effimere
che stranamente ci sollecitano. Di noi, i più effimeri.
Ogni cosa
una volta, una volta soltanto. Una volta e non più.
E anche noi
una volta. Mai più. Ma quest'essere
stati una volta, anche una volta sola,
quest'essere stati terreni pare irrevocabile.
E così ci affanniamo, e lo vogliamo compiere,
vogliamo contenerlo nelle nostre semplici mani,
nello sguardo che ne trabocca e nel cuore che non ha
parola.
Lo vogliamo diventare. A chi darlo? Meglio
tener tutto, per sempre... Ah, nell'altro rapporto, di là,
ahimé, che cosa portiamo? Non il guardare che qui
lentamente imparammo, e nessun avvenimento di qui.
Nessuno.
Allora le pene. Allora soprattutto quel senso di peso,
allora la lunga esperienza d'amore, - allora
soltanto quel ch'è indicibile. Ma poi
fra le stelle, che farne? Son tanto meglio indicibili loro,
le stelle.
Anche il viandante dal pendio della cresta del monte,
non porta a valle una manciata di terra,
terra a tutti indicibile, ma porta una parola conquistata,
pura, la genziana
gialla e blu. Forse noi siamo qui per dire: casa
ponte, fontana, porta, brocca, albero da frutti, finestra,
al più: colonna, torre... Ma per dire, comprendilo bene
oh, per dirle le cose così, che a quel modo, esse stesse,
nell'intimo,
mai intendevano d'essere.
[...]
Qui è il tempo del dicibile, qui la sua patria.
Parla e confessa. Sempre più
vengon meno le cose, quelle da viversi, perchè
ciò che le butta per sostituirle è un fare alla cieca.
Un fare sotto croste che docilmente saltano appena che
l'interno lavorìo dà fuori e si pone altri limiti.
Tra i magli resiste
il nostro cuore, come resiste
la lingua tra i denti
che resta tuttavia, tutto malgrado, per lodare.
December 02, 2009 09:29 AM PST
TESTO DI AMY
IMMAGINE - archimagazine.com
December 01, 2009 11:25 AM PST
Ulisse
immagine - patrimonio2.
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