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March 15, 2010 06:07 AM PDT
immagine blog.libero.it
March 15, 2010 01:55 AM PDT
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Per quanto riguarda la complice di Todd, Margery Lovett non si sa nulla della sua infanzia, ne della vita condotta in gioventù. L'unica notizia certa è che sposa un fornaio quando è ancora minorenne e, dopo la morte improvvisa del marito vive con altri uomini, ognuno dei quali per un breve periodo di tempo.
March 14, 2010 12:35 AM PST
immagine tratta da http://www.nndb.com/people/
March 13, 2010 04:08 PM PST
blog.libero.it -
March 12, 2010 03:57 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Nel 1768, a causa di un inverno prolungato, i suoi genitori se ne vanno abbandonandolo e questo trauma lo segnerà per tutto il resto della vita.
Per i due anni seguenti, non si hanno notizie su come sia sopravvissuto, si sa soltanto che ha lavorato come apprendista di un macellaio.
Nel 1770, viene accusato di furto e viene condannato a cinque anni di carcere minorile, durante i quali lavora come assistente del barbiere, venendo spesso picchiato dagli altri ragazzi invidiosi dei suoi privilegi. Quando esce, ha un forte desiderio di vendetta nei confronti della società e decide di aprirsi un negozio per lavorare come barbiere.
March 11, 2010 10:23 PM PST

March 11, 2010 02:53 PM PST
immagine - blog.libero.it
March 11, 2010 02:18 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
giovane Sweeney. Un altro dei suQueste scene di violenza in parte spaventano, ma eccitano anche la mente del oi passatempi preferiti di ragazzo era quello nascondersi in cima alla Torre di Londra oppure visitare frequentemente l'interno e specialmente la collezione di strumenti di tortura, rinforzando la sua indole tenebrosa e solitaria.
March 10, 2010 02:27 PM PST
comm mus, Santo e Jonny. I love her
immagine - bedo.it
Che poi che ci sto a fare davanti a questa
pagina bianca
che m’illumina la faccia e m’asciuga dentro la luce.
Sto qua a sputare parole
e mi riempiono gli occhi
come moscerini, in moto, senza casco.
E penso.
Penso, non a te,
occhi belli.
E mento. Ma serve poi mentire?
Mio padre diceva che non mi veniva a cercare
dove avevo detto d’essere.
Che tanto lo sapeva che non c’ero.
E infatti.
Proprio così, diceva.
Solo che non sapeva che non ero neanche dall’altra parte.
E io?
Lo sapevo dov’ero?
Ma dove sono stata fin’adesso?
E dove posso andare, ancora?
Vorrei starmene un po’ buona,
tenere fermi piedi e pensieri e attese.
Dico io, che cavolo c’è da aspettare ormai.
C’è qualcosa, da qualche parte?
Meglio mangiarsi questo bel cioccolatino al liquore,
chiudere gli occhi
e pensare a quei baci.
Ancora una volta.
Poi, non pensarci più.
…
…
…
(by poetella)
March 09, 2010 03:47 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Notizie biografiche
Nasce in un vicolo ed è il frutto di un parto difficile della madre 19enne che, infatti, non avrà altri figli. Il padre fa il tessitore ed è un alcoolizzato: la famiglia è talmente povera che lui obbliga la moglie e il figlio a mendicare per strada per portargli i soldi e, quand'era ubriaco, picchiava entrambi selvaggiamente. All'età di 10 anni, assiste ai tumulti provocati dai tessitori, tra i quali anche suo padre, e vede gettare l'acido sui vestiti delle donne per strada.
March 09, 2010 11:58 AM PST
March 08, 2010 03:07 PM PST
da Petronio Arbitro, "Satyricon", 111-112
testo tratto da:
http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaP/petronio2.htm
immagine - cancelloedarnonenews.com
March 08, 2010 02:43 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
A cavallo fra la fine del XVII secolo e l'inizio del XVIII, c'era già stata una coppia di assassini seriali in Gran Bretagna, precisamente a Londra, la capitale inglese, ma si tratta di un caso che non è presente in nessuna enciclopedia di serial killer. La peculiarità di questo caso sta essenzialmente nel modus operandi impiegato per uccidere le vittime
March 07, 2010 11:33 AM PST
(commento musicale Bach. Invenzioni a due voci)
immagine - un-paio-di-uova-fritte.
.
C’è un ramo d’acero
fuori della finestra della classe.
Oscilla. Un pensiero che va e viene.
Lo guardo e guardo i ragazzi. Disegnano.
quasi tutti. In silenzio. Quasi tutti.
Quattro o cinque foglie, le ultime, tremolano sul ramo
in questa luce liquida di dopo pioggia,
come intrisa di sogni, ancora.
Gialle e rosse, bevono l’aria, le foglie.
Sembrano contente, come sorridessero, sembra.
Eppure s’è alzato il vento.
Entra uno spiffero dalla finestra che non chiude.
Freddo d’inverno. Di solitudine.
Presto cadranno, si lasceranno portar via, molli.
Ma loro non lo sanno. Deve essere per questo
che sembrano contente.
O forse le vedo io, così.
Sarà tutto quel brillio. Quel tremolio. Un balletto.
Una donna s’è affacciata al balcone, adesso.
Spettinata, in vestaglia.
Pare che non le importi d’esser vista.
La guardo, dietro il ramo.
Sbatte la tovaglia, veloce. Guarda giù.
La tovaglia della sera prima. Sicuro.
Rientra. Nell’aria, briciole. Le vedo bene.
Volteggiano come lucciole. Ma è giorno chiaro.
C’è anche una foglia che vola.
Era stata verde, un secolo fa.
Sul ramo, una di meno.
Le altre sembrano ancora contente.
E tu dove sei?
Lontano e parallelo, che hai negli occhi?
E non me lo racconti…
…
…
…
March 07, 2010 11:11 AM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Nel 1828, decisero di perfezionare il loro metodo, introducendo l'omicidio come sistema più sbrigativo di procurarsi i cadaveri; tra le loro vittime, c'erano mendicanti, prostitute, derelitti e sbandati di ogni genere, persone la cui sparizione non veniva denunciata da nessuno
March 07, 2010 03:25 AM PST
da Afrodite di Isabel Allende
immagine tratta da http://www.webgraffiti.it/
March 06, 2010 03:30 PM PST
Marisa Provenzano, "Ad Alda Merini"
in AA.VV., "Antologia primo premio internazionale di poesia 'Città di Torvaianica' 2009", Tremensuoli di Minturno (LT), Edizioni Stravagario, 2010, p. 19
immagine - stellina41.splinder.com
March 06, 2010 09:22 AM PST
Tratto dal film Sesto Senso
March 06, 2010 04:47 AM PST
commento musicale "Oblivion" Piazzolla
immagine - viadellebelledonne...
Ti dico che, dal calendario,
anche la pagina più bella
staccata,
finisce tra i rifiuti del giorno.
Mischiati, i ricordi e i tormenti desolati
sono bucce di mela.
E s’annerano presto.
Consumarsi, allora, fino a svanire,
fidando magari in improbabili rinascite.
Me le racconto come leggende achee,
la sera,
e senza chiudere gli occhi.
Spavalda e indomita sperpero vita.
(m’è sempre venuto bene)
Vedi, io lo so che ancora qualcosa
mi brucia, mi si nasconde in petto. Sicuro.
Poi,
nel vento dove l’amore canta,
finalmente
rarefatto pulviscolo
muto.
…
…
…
(by poetella)
March 06, 2010 04:32 AM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
La loro carriera criminale iniziò per caso: con la morte improvvisa di un uomo in una delle camere della pensione, Hare pensò si vendere il cadavere alle scuole di medicina, per la dissezione (a quel tempo, la dissezione dei cadaveri era illegale e, a Edimburgo, prosperava un redditizio commercio clandestino di corpi umani). Burke e Hare si accorsero di guadagnare bene in questo modo e iniziarono a trafugare cadaveri dalle tombe.
March 04, 2010 11:05 PM PST
SEX MACHINE
scritto da RX
March 04, 2010 04:20 PM PST
immagine - diario_di_borgo
La storia di Pinocchio col Grillo-parlante, dove si vede come i ragazzi cattivi hanno a noia di sentirsi correggere da chi ne sa più di loro.
Vi dirò dunque, ragazzi, che mentre il povero Geppetto era condotto senza sua colpa in prigione, quel monello di Pinocchio, rimasto libero dalle grinfie del carabiniere, se la dava a gambe giù attraverso ai campi, per far più presto a tornarsene a casa; e nella gran furia del correre saltava greppi altissimi, siepi di pruni e fossi pieni d’acqua, tale e quale come avrebbe potuto fare un capretto o un leprottino inseguito dai cacciatori. Giunto dinanzi a casa, trovò l’uscio di strada socchiuso. Lo spinse, entrò dentro, e appena ebbe messo tanto di paletto, si gettò a sedere per terra, lasciando andare un gran sospirone di contentezza.
Ma quella contentezza durò poco, perché sentì nella stanza qualcuno che fece:
— Crì-crì-crì!
— Chi è che mi chiama? — disse Pinocchio tutto impaurito.
— Sono io!
Pinocchio si voltò e vide un grosso Grillo che saliva lentamente su su per il muro.
— Dimmi, Grillo: e tu chi sei?
— Io sono il Grillo-parlante, ed abito in questa stanza da più di cent’anni.
— Oggi però questa stanza è mia, — disse il burattino, — e se vuoi farmi un vero piacere, vattene subito, senza nemmeno voltarti indietro.
— Io non me ne anderò di qui, — rispose il Grillo, — se prima non ti avrò detto una gran verità.
— Dimmela e spìcciati.
— Guai a quei ragazzi che si ribellano ai loro genitori e che abbandonano capricciosamente la casa paterna! Non avranno mai bene in questo mondo; e prima o poi dovranno pentirsene amaramente.
— Canta pure, Grillo mio, come ti pare e piace: ma io so che domani, all’alba, voglio andarmene di qui, perché se rimango qui, avverrà a me quel che avviene a tutti gli altri ragazzi, vale a dire mi manderanno a scuola e per amore o per forza mi toccherà studiare; e io, a dirtela in confidenza, di studiare non ne ho punto voglia e mi diverto più a correre dietro alle farfalle e a salire su per gli alberi a prendere gli uccellini di nido.
— Povero grullerello! Ma non sai che, facendo così, diventerai da grande un bellissimo somaro e che tutti si piglieranno gioco di te?
— Chétati. Grillaccio del mal’augurio! — gridò Pinocchio. Ma il Grillo, che era paziente e filosofo, invece di aversi a male di questa impertinenza, continuò con lo stesso tono di voce:
— E se non ti garba di andare a scuola, perché non impari almeno un mestiere, tanto da guadagnarti onestamente un pezzo di pane?
— Vuoi che te lo dica? — replicò Pinocchio, che cominciava a perdere la pazienza. — Fra tutti i mestieri del mondo non ce n’è che uno solo, che veramente mi vada a genio.
— E questo mestiere sarebbe?…
— Quello di mangiare, bere, dormire, divertirmi e fare dalla mattina alla sera la vita del vagabondo.
— Per tua regola, — disse il Grillo-parlante con la sua solita calma, — tutti quelli che fanno codesto mestiere finiscono sempre allo spedale o in prigione.
— Bada, Grillaccio del mal’augurio!… se mi monta la bizza, guai a te!
— Povero Pinocchio! Mi fai proprio compassione!…
— Perché ti faccio compassione?
— Perché sei un burattino e, quel che è peggio, perché hai la testa di legno.
A queste ultime parole, Pinocchio saltò su tutt’infuriato e preso sul banco un martello di legno lo scagliò contro il Grillo-parlante. Forse non credeva nemmeno di colpirlo: ma disgraziatamente lo colse per l’appunto nel capo, tanto che il povero Grillo ebbe appena il fiato di fare crì-crì-crì, e poi rimase lì stecchito e appiccicato alla parete.
March 04, 2010 04:15 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Burke, un ometto piccolo e tarchiato, era figlio di un contadino; fece diversi mestieri (fornaio, ciabattino, tessitore, ecc.) e, dopo aver litigato con la famiglia, si trasferì in Scozia e iniziò a vagabondare insieme a una prostituta. Alla fine, si stabilirono nell'albergo dei poveri di Edimburgo, dove si guadagnavano precariamente da vivere riparando scope vecchie e andando poi a venderle. Non si conosce nulla della vita di Hare, prima del suo incontro con Burke: si sa solo che era alto e magro, completamente diverso dal suo compagno nell'aspetto fisico. Nel 1826, Burke e Hare fecero conoscenza e decisero di andare a vivere insieme in una pensione.
March 03, 2010 04:20 PM PST
immagine - arielnairym.spaces.live.com
commento musicaleBenedetto Marcello. adagio
Camminavo vuota stamattina,
masticavo menzogne e liquerizia,
accanto la tua assenza
di foglia cadente,
d’eclissi di sole.
S’aspetta un po’ a stupirsi di buio
e non si guarda.
L’assente acceca di misteri,
imprudente volerlo negli occhi.
E tu, mio delirio,
mi trafiggi le ore d’insensati desideri
e domande.
Non imparerò mai la resa.
E ti cerco, lo vedi, ti cerco tra i verdi e i rossi
d’impietoso autunno
sfinito di malinconie
…
…
…
(by poetella)
March 03, 2010 06:07 AM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Nel XIX secolo, si assiste in Europa ad un aumento notevole dei casi di omicidio seriale. Nel 1828, la tedesca Gessina Gottfried viene decapitata per aver avvelenato dal 1815 più di venti vittime1. In Scozia, William Burke e William Hare costituiscono uno dei primi esempi di assassini seriali in coppia.
March 02, 2010 12:18 PM PST
immagine - akanemate.wordpress.com
March 01, 2010 11:48 PM PST
PERCHE' Accademia dei Sensi...
Le ragioni dello scrivere
March 01, 2010 05:43 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Alcune cronache citano anche la presenza di una società segreta di avvelenatori, formata soprattutto da mogli annoiate, che operava a Roma durante il pontificato di Alessandro VII (intorno all'anno1660). Pare che veggente di nome Hieronyma Spara avesse addestrato queste donne nell'arte dell'avvelenamento, vendendo loro un composto letale a base di arsenico utilizzato per uccidere i mariti. Venne arrestata dalla polizia e torturata, finché non si decise a confessare. Hieronyma Spara, e altre dodici donne vennero im-piccate1.
February 28, 2010 10:52 PM PST
Rivisitazione ironica di Pinocchio
scritta e interpretata da Mithrius
February 28, 2010 05:29 PM PST
di - Camillo Sbarbaro
immagine - partecipiamo.it
musica - Ludovico Einaudi
February 28, 2010 02:40 PM PST
Carlo Collodi, "Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino"
immagine - diario_di_borgo
Geppetto, tornato a casa, comincia subito a fabbricarsi il burattino e gli mette il nome di Pinocchio. Prime monellerie del burattino.
La casa di Geppetto era una stanzina terrena, che pigliava luce da un sottoscala. La mobilia non poteva essere più semplice: una seggiola cattiva, un letto poco buono e un tavolino tutto rovinato. Nella parete di fondo si vedeva un caminetto col fuoco acceso; ma il fuoco era dipinto, e accanto al fuoco c’era dipinta una pentola che bolliva allegramente e mandava fuori una nuvola di fumo, che pareva fumo davvero.
Appena entrato in casa, Geppetto prese subito gli arnesi e si pose a intagliare e a fabbricare il suo burattino.
— Che nome gli metterò? — disse fra sé e sé. — Lo voglio chiamar Pinocchio. Questo nome gli porterà fortuna. Ho conosciuto una famiglia intera di Pinocchi: Pinocchio il padre, Pinocchia la madre e Pinocchi i ragazzi, e tutti se la passavano bene. Il più ricco di loro chiedeva l’elemosina.
Quando ebbe trovato il nome al suo burattino, allora cominciò a lavorare a buono, e gli fece subito i capelli, poi la fronte, poi gli occhi.
Fatti gli occhi, figuratevi la sua maraviglia quando si accorse che gli occhi si muovevano e che lo guardavano fisso fisso.
Geppetto, vedendosi guardare da quei due occhi di legno, se n’ebbe quasi per male, e disse con accento risentito:
— Occhiacci di legno, perché mi guardate?
Nessuno rispose.
Allora, dopo gli occhi, gli fece il naso; ma il naso, appena fatto, cominciò a crescere: e cresci, cresci, cresci diventò in pochi minuti un nasone che non finiva mai.
Il povero Geppetto si affaticava a ritagliarlo; ma più lo ritagliava e lo scorciva, e più quel naso impertinente diventava lungo.
Dopo il naso, gli fece la bocca.
La bocca non era ancora finita di fare, che cominciò subito a ridere e a canzonarlo.
— Smetti di ridere! — disse Geppetto impermalito; ma fu come dire al muro.
— Smetti di ridere, ti ripeto! — urlò con voce minacciosa.
Allora la bocca smesse di ridere, ma cacciò fuori tutta la lingua.
Geppetto, per non guastare i fatti suoi, finse di non avvedersene, e continuò a lavorare.
Dopo la bocca, gli fece il mento, poi il collo, le spalle, lo stomaco, le braccia e le mani.
Appena finite le mani, Geppetto sentì portarsi via la parrucca dal capo. Si voltò in su, e che cosa vide? Vide la sua parrucca gialla in mano del burattino.
— Pinocchio!… rendimi subito la mia parrucca!
E Pinocchio, invece di rendergli la parrucca, se la messe in capo per sé, rimanendovi sotto mezzo affogato.
A quel garbo insolente e derisorio, Geppetto si fece triste e melanconico, come non era stato mai in vita sua, e voltandosi verso Pinocchio, gli disse:
— Birba d’un figliuolo! Non sei ancora finito di fare, e già cominci a mancar di rispetto a tuo padre! Male, ragazzo mio, male!
E si rasciugò una lacrima.
Restavano sempre da fare le gambe e i piedi.
Quando Geppetto ebbe finito di fargli i piedi, sentì arrivarsi un calcio sulla punta del naso.
— Me lo merito! — disse allora fra sé. — Dovevo pensarci prima! Ormai è tardi!
Poi prese il burattino sotto le braccia e lo posò in terra, sul pavimento della stanza, per farlo camminare.
Pinocchio aveva le gambe aggranchite e non sapeva muoversi, e Geppetto lo conduceva per la mano per insegnargli a mettere un passo dietro l’altro.
Quando le gambe gli si furono sgranchite, Pinocchio cominciò a camminare da sé e a correre per la stanza; finché, infilata la porta di casa, saltò nella strada e si dette a scappare.
E il povero Geppetto a corrergli dietro senza poterlo raggiungere, perché quel birichino di Pinocchio andava a salti come una lepre, e battendo i suoi piedi di legno sul lastrico della strada, faceva un fracasso, come venti paia di zoccoli da contadini.
— Piglialo! piglialo! — urlava Geppetto; ma la gente che era per la via, vedendo questo burattino di legno, che correva come un barbero, si fermava incantata a guardarlo, e rideva, rideva e rideva, da non poterselo figurare.
Alla fine, e per buona fortuna, capitò un carabiniere, il quale, sentendo tutto quello schiamazzo e credendo si trattasse di un puledro che avesse levata la mano al padrone, si piantò coraggiosamente a gambe larghe in mezzo alla strada, coll’animo risoluto di fermarlo e di impedire il caso di maggiori disgrazie.
Ma Pinocchio, quando si avvide da lontano del carabiniere che barricava tutta la strada, s’ingegnò di passargli, per sorpresa, frammezzo alle gambe, e invece fece fiasco.
Il carabiniere, senza punto smoversi, lo acciuffò pulitamente per il naso (era un nasone spropositato, che pareva fatto apposta per essere acchiappato dai carabinieri), e lo riconsegnò nelle proprie mani di Geppetto; il quale, a titolo di correzione, voleva dargli subito una buona tiratina d’orecchi. Ma figuratevi come rimase quando, nel cercargli gli orecchi, non gli riuscì di poterli trovare: e sapete perché? Perché, nella furia di scolpirlo, si era dimenticato di farglieli.
Allora lo prese per la collottola, e, mentre lo riconduceva indietro, gli disse tentennando minacciosamente il capo:
— Andiamo a casa. Quando saremo a casa, non dubitare che faremo i nostri conti!
Pinocchio, a questa antifona, si buttò per terra, e non volle più camminare. Intanto i curiosi e i bighelloni principiavano a fermarsi lì dintorno e a far capannello.
Chi ne diceva una, chi un’altra.
— Povero burattino! — dicevano alcuni, — ha ragione a non voler tornare a casa! Chi lo sa come lo picchierebbe quell’omaccio di Geppetto!…
E gli altri soggiungevano malignamente:
— Quel Geppetto pare un galantuomo! ma è un vero tiranno coi ragazzi! Se gli lasciano quel povero burattino fra le mani, è capacissimo di farlo a pezzi!…
Insomma, tanto dissero e tanto fecero, che il carabiniere rimise in libertà Pinocchio e condusse in prigione quel pover’uomo di Geppetto. Il quale, non avendo parole lì per lì per difendersi, piangeva come un vitellino, e nell’avviarsi verso il carcere, balbettava singhiozzando:
— Sciagurato figliuolo! E pensare che ho penato tanto a farlo un burattino per bene! Ma mi sta il dovere! Dovevo pensarci prima!…
Quello che accadde dopo, è una storia da non potersi credere, e ve la racconterò in quest’altri capitoli.
February 28, 2010 02:26 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Sembra che, quand'era ancora una ragazzina a Palermo, avesse ucciso un uomo, forse un marito o un parente. Da quel momento, ha iniziato a nutrire un odio profondo per gli uomini che l'ha portata a ucciderli sistematicamente. La polizia iniziò a sorvegliarla dopo aver verificato che molte delle persone che frequentava erano morte in modo improvviso e in circostanze sospette. Tofania si rifugiò in un convento, ma le monache, spaventate della sua pericolosità, permisero il suo arresto
February 28, 2010 12:42 AM PST
immagine - webgraffiti.it
February 28, 2010 12:36 AM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Tofania sosteneva che il suo preparato avesse poteri miracolosi e lo vendeva abbastanza liberamente sotto il nome di « elisir di San Nicola di Bari » (città nota per le capacità medicamentose della sua acqua). Le cronache dell'epoca raccontano che Tofania divenne una specie di «consulente avvelenatrice » (uccise molti uomini lei stessa), oltre a ottenere una certa popolarità come attrice.
February 26, 2010 03:32 PM PST
commento musicale Bramhs. trio per piano, clarinetto e violoncello.op 114 Adagio
immagine - blog.libero.it
February 26, 2010 02:56 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Nel 1709, questa volta in Italia, viene giustiziata un'altra donna serial killer, Tofania di Adamo, che, sotto tortura, aveva confessato l'avvelenamento di circa seicento vittime, inclusi due papi1. Originaria della Sicilia, nacque nel 1653; si era trasferita a Napoli nel 1670 e aveva creato un nuovo tipo di veleno, conosciuto come “acqua tofana” (un liquido piuttosto chiaro, composto principalmente da arsenico).
February 24, 2010 02:37 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Nel 1676, in Francia, viene giustiziata Marie de Brinvilliers per avere avvelenato diverse persone, tra cui amici e parenti; nel 1680, la corte francese di Luigi XIV è sconvolta dal “caso della Camera Nera”: l'amante del rè -una strega autodidatta- e un prete cattolico scomunicato avevano compiuto il sacrifìcio rituale di parecchie centinaia di neonati1.
February 23, 2010 04:54 PM PST
Enrico Borla, "Fragilità. La frivola vita in un mondo friabile", dalla rivista "Radure. Quaderni di materiale psichico" (editore Moretti&Vitali), volume I, anno VIII, 2004, pp. 17-20
immagine - sarimagiha.files.wordpress.com
February 23, 2010 04:40 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
All'inizio del XVI secolo, le virtù del veleno come facile mezzo da utilizzare per liberarsi di un gran numero di persone, acquistano importanza in tutta Europa. Nel 1611, la contessa ungherese Elisabeth Bathory viene condannata per aver ucciso circa seicentocinquanta giovani donne, allo scopo di farsi il bagno nel loro sangue.
February 22, 2010 04:59 PM PST
commento mus Brahms. trio per piano clarinetto e violoncello. Adagio
immagine - wwwrosac1.style.it
Il rumore non si sente.
Come fosse il sogno d’un altro, questa pioggia.
Passa uno stormo di punti neri
e disegna il cielo.
Ecco, vedi? Ha smesso
e non me ne ero accorta. Loro sì.
Colpa del silenzio di questi vetri spessi
che ti chiudono tutto fuori e te dentro.
Sola.
Neanche il rumore del vento si sente.
E i ciclamini che ballano infuriati mi dicono che c’è.
Pure forte.
Farebbe, compagnia a sentirlo.
Come un bel fuoco nel camino.
Che non ho.
Non ho niente, adesso.
Solo queste parole che scivolano sullo schermo
e canticchiano
un tic tac di compassionevole compagnia.
February 22, 2010 04:16 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Nel 1542, una cuoca inglese, Margaret Davey, viene bollita viva per aver avvelenato una serie di sguatteri, senza motivo apparente. Negli anni compresi fra il 1573 e il 1590, almeno cinque assassini seriali e cannibali vengono processati come « lupi mannari » dalle autorità clericali, in Francia e in Germania
February 21, 2010 01:43 AM PST
da Carlo Collodi
"Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino"
immagine - diario_di_borgo
February 21, 2010 01:19 AM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Si stima che dal 1432 al 1440, Gilles de Rais abbia ucciso circa ottocento bambini; prima degli omicidi, alimentava le sue fantasie perverse con l'assunzione di alcool e droghe, che non facevano altro che aumentare il suo stato di eccitazione e di delirio; poi, iniziava a torturare le sue vittime e, alla fine, faceva tagliare loro la testa dai suoi servi oppure le tagliava lui personalmente; si divertiva ad assistere all'agonia delle sue vittime sedendosi, a volte, sul loro stomaco1.
February 19, 2010 05:18 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Di nobile famiglia, de Rais passava molte ore in solitudine, nella biblioteca dello zio, a leggere soprattutto le vite degli imperatori romani e i resoconti delle loro perversioni (soprattutto la pederastia). Iniziò a tradurre dal latino in francese i racconti dei delitti di Tiberio e Caligola, che lo avevano particolarmente impressionato. Nel corso degli anni, l'eccessiva prodigalità, lo costrinse a vendere diverse sue proprietà e, per restaurare la sua fortuna, si diede all'alchimia e incominciò a cercare la pietra filosofale che avrebbe trasformato in oro qualsiasi metallo; in questo modo, diventò preda di una serie di ciarlatani che spostarono il suo interesse verso la magia nera e le invocazioni al Diavolo, servendosi del sangue di bambini che uccideva come vittime sacrificali.
February 19, 2010 04:20 PM PST
di Angela Rizzo
immagine - .ilgirasolepizzeria.it
February 18, 2010 04:37 PM PST
comm mus Shubert- allegro vivace
immagine - epicuroeleerbe.blogspot.com
Oggi camminavo con mia madre,
esile esile, un cappotto ripieno di niente,
e neanche la sentivo,
appoggiata al mio braccio,
che le ho detto - Ma ti vuoi reggere, che cadi?.
E lei s’è stretta solo un po’, solo un po’,
come tenere appeso
un sacchetto pieno d’ovatta,
o portare un braccialetto lento
che ti pare che te lo perdi.
Tra poco la perderò, lo so.
Sono tanti novant’anni.
Ma l’ho mai avuta?
Che mi ricordo di una volta, avevo dodici, tredici anni
e le volevo parlare dei miei amori.
E lei cambiava discorso.
Ancora mi brucia, come sale sulle ferite.
I suoi occhi, però, sono come i miei.
Stesso colore.
Solo un po’ più vuoti, adesso.
Come se il mondo, ormai, non c’entrasse più.
Eppure si pettina ancora.
Anche se non ha più i capelli lunghi e rossi
che hanno stregato papà,
sessant’anni fa.
E ancora dice, lui – Era bella, mamma!
Più bella di voi.
…
…
…
February 18, 2010 04:31 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Nel frattempo, gli assassini seriali iniziano a comparire anche in Europa, sia nella classe nobiliare che in quella contadina. Il primo caso registrato è quello del maresciallo di Francia Gilles de Rais e si può dire che esso segna l'inizio, in epoca moderna, dell'omicidio seriale di natura sessuale e delirante, non legato, quindi, alla conquista del potere politico o a guerre in atto
February 17, 2010 03:11 PM PST
dai Dialoghi con Leucò.
comm mis Plaisir d'amour...
immagine - turivolanti.com
February 16, 2010 03:15 PM PST
di Luciano Curreri, Professore Ordinario di Lingua e Letteratura Italiana all'Università di Liegi (Belgio)
Immagine - http://www.mirorenzaglia.org/
February 16, 2010 02:56 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Il capo, invocando Kali, chiede protezione e successi; si inscena un simbolico strangolamento e poi tutti coloro che hanno preso parte attiva all'omicidio, si cibano dello « zucchero della comunione » (o goor), mentre il capo versa sulla tomba l'acqua benedetta.” I thugs non si consideravano criminali, perché, per loro, uccidere era una vocazione ossessiva che derivava dall'essere entrati al servizio della dea nera e di averne gustato il goor: i thugs si sentivano « costretti » a uccidere e la « caccia » in cui la creatura umana era braccata e infine uccisa, agiva come una droga che li soggiogava1.
February 15, 2010 11:58 AM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Di solito, in pochi secondi è fatta. Allora il cadavere viene squartato e mutilato, per far sì che non lo si possa più riconoscere e si decomponga più in fretta. Le gambe sono spiccate dal corpo e, se non c'è fretta, il morto viene completamente smembrato. Poi si procede alla sepoltura, ed è a questo punto che ha luogo la parte più importante del rituale, detta cerimonia del tuponee.
Normalmente, si è provveduto a erigere una tenda per nascondere i thugs alla vista dei passanti. Accanto al tumulo si depone la kussee (una scure bipenne che è per loro un simbolo, come la croce per i cristiani) e i thugs siedono intorno, raccolti in un cerchio.
February 14, 2010 11:58 AM PST
di - Wystan Hugh Auden
le immagini sono state scaricate dal web
Musica: Requiem di Mozart
Fermate gli orologi, tagliate i fili del telefono,
e regalate un osso al cane affinché non abbai,
faccia silenzio il pianoforte, tacciano i risonanti tamburi,
che avanzi la bara, che vengano gli amici dolenti.
Lasciate che gli aerei volteggino nel cielo
e scrivano l’odioso messaggio Lui È Morto,
guarnite di crespo il collo bianco dei piccioni,
e fate che il vigile urbano indossi lunghi guanti neri.
Lui era il mio Nord, era il mio Sud, era l’Oriente e l’Occidente,
i miei giorni di lavoro, i miei giorni di festa ,
era il mezzodì, la mezzanotte, la mia musica, le mie parole.
credevo che l'amore potesse durare per sempre,
ma era un’illusione. Avevo torto.
Spegnete tutte le stelle, coprite la luna, oscurate pure il sole;
svuotate gli oceani e sradicate i boschi
perché nulla può ormai giovare.
February 14, 2010 12:27 AM PST
A tutti gli innamorati, un successo storico:
Una donna per amico
di Tuathade
Musica:
Vangelis Love theme from Blade Runner soundtrack
Immagine tratta da:
http://www.thesassyminx.com
February 13, 2010 12:24 PM PST
Carlo Collodi - Le avventure di Pinocchio
Storia di un burattino
Capitolo 2
Maestro Ciliegia regala il pezzo di legno al suo amico Geppetto, il quale lo prende per fabbricarsi un burattino maraviglioso che sappia ballare, tirar di scherma e fare i salti mortali.
In quel punto fu bussato alla porta.
— Passate pure, — disse il falegname, senza aver la forza di rizzarsi in piedi.
Allora entrò in bottega un vecchietto tutto arzillo, il quale aveva nome Geppetto; ma i ragazzi del vicinato, quando lo volevano far montare su tutte le furie, lo chiamavano col soprannome di Polendina, a motivo della sua parrucca gialla che somigliava moltissimo alla polendina di granturco.
Geppetto era bizzosissimo. Guai a chiamarlo Polendina! Diventava subito una bestia e non c’era più verso di tenerlo.
— Buon giorno, mastr’Antonio, — disse Geppetto. — Che cosa fate costì per terra?
— Insegno l’abbaco alle formicole.
— Buon pro vi faccia!
— Chi vi ha portato da me, compar Geppetto?
— Le gambe. Sappiate, mastr’Antonio, che son venuto da voi, per chiedervi un favore.
— Eccomi qui, pronto a servirvi, — replicò il falegname, rizzandosi su i ginocchi.
— Stamani m’è piovuta nel cervello un’idea.
— Sentiamola.
— Ho pensato di fabbricarmi da me un bel burattino di legno; ma un burattino maraviglioso, che sappia ballare, tirare di scherma e fare i salti mortali. Con questo burattino voglio girare il mondo, per buscarmi un tozzo di pane e un bicchier di vino; che ve ne pare?
— Bravo Polendina! — gridò la solita vocina, che non si capiva di dove uscisse.
A sentirsi chiamar Polendina, compar Geppetto diventò rosso come un peperone dalla bizza, e voltandosi verso il falegname, gli disse imbestialito:
— Perché mi offendete?
— Chi vi offende?
— Mi avete detto Polendina!…
— Non sono stato io.
— Sta un po’ a vedere che sarò stato io! Io dico che siete stato voi.
— No!
— Si!
— No!
— Si!
E riscaldandosi sempre più, vennero dalle parole ai fatti, e acciuffatisi fra di loro, si graffiarono, si morsero e si sbertucciarono.
Finito il combattimento, mastr’Antonio si trovò fra le mani la parrucca gialla di Geppetto, e Geppetto si accorse di avere in bocca la parrucca brizzolata del falegname.
— Rendimi la mia parrucca! — gridò mastr’Antonio.
— E tu rendimi la mia, e rifacciamo la pace.
I due vecchietti, dopo aver ripreso ognuno di loro la propria parrucca, si strinsero la mano e giurarono di rimanere buoni amici per tutta la vita.
— Dunque, compar Geppetto, — disse il falegname in segno di pace fatta, — qual è il piacere che volete da me?
— Vorrei un po’ di legno per fabbricare il mio burattino; me lo date?
Mastr’Antonio, tutto contento, andò subito a prendere sul banco quel pezzo di legno che era stato cagione a lui di tante paure. Ma quando fu lì per consegnarlo all’amico, il pezzo di legno dette uno scossone e sgusciandogli violentemente dalle mani, ando a battere con forza negli stinchi impresciuttiti del povero Geppetto.
— Ah! gli è con questo bel garbo, mastr’Antonio, che voi regalate la vostra roba? M’avete quasi azzoppito!…
— Vi giuro che non sono stato io!
— Allora sarò stato io!…
— La colpa è tutta di questo legno…
— Lo so che è del legno: ma siete voi che me l’avete tirato nelle gambe!
— Io non ve l’ho tirato!
— Bugiardo!
— Geppetto, non mi offendete; se no vi chiamo Polendina!…
— Asino!
— Polendina!
— Somaro!
— Polendina!
— Brutto scimmiotto!
— Polendina!
A sentirsi chiamar Polendina per la terza volta, Geppetto perse il lume degli occhi, si avventò sul falegname; e lì se ne dettero un sacco e una sporta.
A battaglia finita, mastr’Antonio si trovò due graffi di più sul naso, e quell’altro due bottoni di meno al giubbetto. Pareggiati in questo modo i loro conti, si strinsero la mano e giurarono di rimanere buoni amici per tutta la vita.
Intanto Geppetto prese con sé il suo bravo pezzo di legno, e ringraziato mastr’Antonio, se ne tornò zoppicando a casa.
Ezio Falcomer
February 12, 2010 05:59 AM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
“II metodo è sempre lo stesso. Un'avanguardia individua un gruppo di viandanti; uno o due thugs si avvicinano loro e chiedono di proseguire insieme il cammino per sentirsi più sicuri. Qualche giorno dopo, altri thugs si aggregano al gruppo, e così via, finché raggiungono un numero maggiore dei viandanti. Le uccisioni hanno solitamente luogo la sera, quando i viaggiatori siedono intorno al fuoco. A un dato segnale, tre thugs si dispongono alle spalle della vittima. Il primo cinge il collo dell'uomo da sacrificare col laccio strangolatore (o rhumal); il secondo lo afferra per le gambe e gliele solleva da terra; il terzo gli immobilizza le mani, quando non gli si inginocchia sopra la schiena.
February 11, 2010 12:09 PM PST
immagine - nottidiguardia.it
comm music Chill House
La gente, per strada, non ti guarda.
La sbirci scivolare via veloce, senza rumore. Certe volte solo i tacchi sul cemento.
M’accendo una sigaretta e continuo a scrivere.
Neanche io guardo, però.
Magari prima, quando siamo lontani. Ma poi, a tiro di sguardo, no.
Occhi bassi e avanti.
Certe volte però li alzo, gli occhi.
Così. Non so perché.
E mi fa strano.
Non lo so dire. Come un desiderio di conoscersi. In quegli attimi.
Come fosse possibile. Una specie di riassunto di vita.
Così. Si resta tre, quattro secondi occhi negli occhi.
Poi, via.
Uno a nord, uno a sud. O a est e ovest. Insomma, via.
Cammino molto la mattina.
C’è uno che incrocio forse da sei, sette anni. Tutte le mattine. Quasi.
Con quello ci guardiamo.
Ormai è come se ci conoscessimo. Se non lo vedo penso che sta male.
Credo che anche lui.
Magari un giorno lo saluto. Chissà, forse dovrei.
Mi sa che lo pensa pure lui, coi suoi vestiti seriosi e la valigetta di pelle nera, consumata.
Forse è un prof, come me. Oppure un impiegato delle poste. No, che ci fa con la valigetta?
È un prof. Coi compiti da correggere e la pizza. Per ricreazione.
Boh, che ne so chi è.
È strana ‘sta cosa. Magari se lo incontravo nel bosco, d’estate, a funghi, lo salutavo. No?
Nel bosco ci si saluta. Ma per strada, in città… tutti diffidenti. Di corsa.
S’azzitta la curiosità. Anche la cortesia. Si tira dritto.
“Ma vai sempre a piedi a scuola?” m’ha detto papà, a Natale. Non ci si vedeva da un po’.
Ho fatto sì con la testa.
“E non ti si avvicinano con la macchina? E ti dicono Signorina, la posso accompagnare?”
L’ho guardato.
“Papà! Ho cinquantasette anni!”
Però m’è piaciuto che ha detto così.
In fondo è uno dei primi complimenti che mi fa.
Magari lui me lo diceva, Signorina…
Tu non mi dici Signorina.
Tu, certe volte, smetti di baciarmi, mi tocchi leggero dal viso alle spalle, giù per le braccia. Mi prendi le mani e m’allontani un po’.
Poi, “Ciao, Belladonna!” dici.
E io “Ciao!”
E ricomincia la festa…
(by poetella)
February 09, 2010 04:20 PM PST
Lucio Apuleio da Madaura,
"Le metamorfosi" o "L'asino d'oro", III, 24-26,
Milano, Rizzoli, 2000
immagine -
La biblioteca di Florianopolis
images.google.it/
February 09, 2010 03:49 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
I thugs vivevano pacificamente nei loro villaggi per la maggior parte dell'anno, comportandosi come buoni cittadini e onesti padri di famiglia, senza destare il minimo sospetto sulle loro attività più nascoste. Invece, nel mese del pellegrinaggio (che di solito corrispondeva a novembre o a dicembre), si mettevano in cammino e massacravano i viaggiatori1. Gli omicidi venivano commessi seguendo un rituale ben preciso, di cui Robert Sherwood, un medico inglese che nel 1816 riesce a far parlare delle loro usanze alcuni adepti, ci fornisce una descrizione dettagliata:
February 08, 2010 04:57 PM PST
commento musicale-Brahms- sinfonia n°3 in F major terzo movimento
immagine - digilander.libero.it
February 08, 2010 04:43 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
In India, nel tredicesimo secolo, esisteva una setta omicida formata dagli adoratori di Kali, la dea Indù. I suoi seguaci si autodefinivano truffatori o thags (termine che, in inglese, è stato cambiato in thugs) e i loro rituali comprende-vano furti, omicidi per strangolamento e mutilazioni di vittime scelte a caso. La setta dei thugs venne soppressa soltanto nel 1848, dopo aver commesso una serie infinita di omicidi: basti pensare che le autorità coloniali britanniche vennero a conoscenza di quarantamila omicidi collegati alle attività della setta, solo nell'anno 1812
February 07, 2010 04:42 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Gli Assassini cominciano a figurare in tutte le cronache della Terza Crociata e diventano figure leggendarie che colpiscono la fantasia degli europei: vengono definiti «maestri del travestimento» e «specialisti dell'inganno e dell'omicidio». Intorno al 1300, gli Assassini cessano di esistere come forza politica e ne restano solo alcuni gruppetti, sparsi in diversi paesi, che agiscono indipendentemente1.
February 06, 2010 02:25 PM PST
AUTORE - GIUSEPPE FIORE
immagine - kijiji.it
February 06, 2010 02:02 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Nel 1090, Hasan bin Sabbah fonda l’”ordine degli Assassini”, nell’odierno Iran, una setta di fanatici, veri e propri precursori degli assassini seriali di gruppo moderni. Hasan era un leader carismatico e addestrava i suoi seguaci con metodi militari. La setta veniva mantenuta unita dal fanatismo religioso, oltre che dalla devozione nei confronti della figura del capo. Gli omicidi avevano un fine prevalentemente politico, dato che Hasan utilizzava i suoi sicari per di rivali scomodi. Nel 1092, gli Assassini fanno la loro prima vittima ufficiale. Nel 1125, Hasan muore, ma la setta gli sopravvive; superate le prime difficoltà, uno dei loro rami attecchisce in Siria, e sarà quanto racconteranno di loro i crociati rimpatriati che introdurrà nel lessico europeo il termine «assassino».
February 05, 2010 11:32 AM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Il più antico caso di omicidio seriale registrato dagli storici, è quello che vede coinvolto Zu Shenatir, un ricco possidente che risiedeva ad Aden (nell'odierno Yemen), nel quinto secolo: la tecnica che usava era quella di attirare a casa sua dei ragazzi, con la promessa di offrire loro cibo e denaro, mentre l'obiettivo reale era quello di sodomizzarli prima, per poi ucciderli, gettandoli fuori da una finestra dei piani superiori. Non si sa con esattezza quante siano state le vittime di Zu Shenatir, ma gli storici ci dicono che, alla fine, egli venne ucciso nella sua stessa casa, da una delle potenziali vittime1.
February 04, 2010 04:43 PM PST
da Carlo Collodi, "Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino"
tratto dal sito:
immagine - diario_di_borgo...
Come andò che maestro Ciliegia, falegname, trovò un pezzo di legno, che piangeva e rideva come un bambino.
C’era una volta…
— Un re! — diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.
Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.
Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questo pezzo di legno capitò nella bottega di un vecchio falegname, il quale aveva nome mastr’Antonio, se non che tutti lo chiamavano maestro Ciliegia, per via della punta del suo naso, che era sempre lustra e paonazza, come una ciliegia matura.
Appena maestro Ciliegia ebbe visto quel pezzo di legno, si rallegrò tutto e dandosi una fregatina di mani per la contentezza, borbottò a mezza voce:
— Questo legno è capitato a tempo: voglio servirmene per fare una gamba di tavolino.
Detto fatto, prese subito l’ascia arrotata per cominciare a levargli la scorza e a digrossarlo, ma quando fu lì per lasciare andare la prima asciata, rimase col braccio sospeso in aria, perché sentì una vocina sottile, che disse raccomandandosi:
— Non mi picchiar tanto forte!
Figuratevi come rimase quel buon vecchio di maestro Ciliegia!
Girò gli occhi smarriti intorno alla stanza per vedere di dove mai poteva essere uscita quella vocina, e non vide nessuno! Guardò sotto il banco, e nessuno; guardò dentro un armadio che stava sempre chiuso, e nessuno; guardò nel corbello dei trucioli e della segatura, e nessuno; apri l’uscio di bottega per dare un’occhiata anche sulla strada, e nessuno! O dunque?…
— Ho capito; — disse allora ridendo e grattandosi la parrucca, — si vede che quella vocina me la sono figurata io. Rimettiamoci a lavorare.
E ripresa l’ascia in mano, tirò giù un solennissimo colpo sul pezzo di legno.
— Ohi! tu m’hai fatto male! — gridò rammaricandosi la solita vocina.
Questa volta maestro Ciliegia resta di stucco, cogli occhi fuori del capo per la paura, colla bocca spalancata e colla lingua giù ciondoloni fino al mento, come un mascherone da fontana. Appena riebbe l’uso della parola, cominciò a dire tremando e balbettando dallo spavento:
— Ma di dove sarà uscita questa vocina che ha detto ohi?… Eppure qui non c’è anima viva. Che sia per caso questo pezzo di legno che abbia imparato a piangere e a lamentarsi come un bambino? Io non lo posso credere. Questo legno eccolo qui; è un pezzo di legno da caminetto, come tutti gli altri, e a buttarlo sul fuoco, c’è da far bollire una pentola di fagioli… O dunque? Che ci sia nascosto dentro qualcuno? Se c’è nascosto qualcuno, tanto peggio per lui. Ora l’accomodo io!
E così dicendo, agguantò con tutt’e due le mani quel povero pezzo di legno e si pose a sbatacchiarlo senza carità contro le pareti della stanza.
Poi si messe in ascolto, per sentire se c’era qualche vocina che si lamentasse. Aspettò due minuti, e nulla; cinque minuti, e nulla; dieci minuti, e nulla!
— Ho capito, — disse allora sforzandosi di ridere e arruffandosi la parrucca, — si vede che quella vocina che ha detto ohi, me la sono figurata io! Rimettiamoci a lavorare.
E perché gli era entrata addosso una gran paura, si provò a canterellare per farsi un po’ di coraggio.
Intanto, posata da una parte l’ascia, prese in mano la pialla, per piallare e tirare a pulimento il pezzo di legno; ma nel mentre che lo piallava in su e in giù, sentì la solita vocina che gli disse ridendo:
— Smetti! tu mi fai il pizzicorino sul corpo!
Questa volta il povero maestro Ciliegia cadde giù come fulminato. Quando riaprì gli occhi, si trovò seduto per terra.
Il suo viso pareva trasfigurato, e perfino la punta del naso, di paonazza come era quasi sempre, gli era diventata turchina dalla gran paura.
February 04, 2010 12:44 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Caligola amava gli spettacoli violenti e provava un gusto sadico nell’assistere alle torture e alle esecuzioni capitali; tra le sue abitudini preferite, c’era quella di vagabondare per le strade di Roma con una parrucca, per non farsi riconoscere, in modo tale da poter frequentare indisturbato i locali equivoci della città; una volta morto l’imperatore Tiberio (anche lui un serial killer, che risiedeva a Capri e aveva l’abitudine di gettare in mare da una rupe i giovinetti dopo aver soddisfatto le sue voglie omosessuali e pedofilie), Caligola assunse il potere e si macchiò di una serie di uccisioni totalmente indiscriminate e senza nessun motivo: un giorno, innervosito dalla confusione delle persone che si ammassavano all'ingresso di un circo, ordinò alle sue guardie di bastonarle, facendone uccidere cinquanta; il suo motto preferito (che potrebbe essere anche quello di molti assassini seriali moderni) era « Colpisci in maniera che quello si accorga di crepare1 ».
February 03, 2010 05:30 AM PST
Poetella
Battisti in sottofondo...
immagine - route66.corriere.it/3.html
February 03, 2010 12:26 AM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
2 Giuda
Il crimine seriale non ha inizio nel 1888, ma esiste fin dai tempi più remoti, anche se non veniva definito e riconosciuto come tale. Gli imperatori Nerone e Caligola erano degli assassini seriali: uccidevano per il solo gusto di sperimentare nuove emozioni, quando erano annoiati dalla monotonia della loro vita quotidiana. Nerone era sia assassino seriale che di massa: usò il veleno per uccidere l’imperatore Claudio e il fratellastro Britannico; dopo vari tentativi andati a vuoto, riuscì a far uccidere la madre, Agrippina, e, in seguito, fece uccidere la zia paterna per impossessarsi dei suoi beni; dopo vari altri omicidi, raggiunse il culmine delle atrocità, facendo incendiare Roma, semidistruggendola; per completare la sua opera accusò i cristiani di essere gli incendiari, facendone massacrare quanti più possibile1.
February 01, 2010 04:05 PM PST
Jerome David Salinger, "Il giovane Holden"
Torino, Einaudi, 2004, pp. 20-21.
immagine - raccoon.ilcannocchiale.it
February 01, 2010 03:15 PM PST
LA PRESENZA DELLO PSICOLOGO
SULLA SCENA DEL CRIMINE
Il Criminal Profiling nasce e si sviluppa al confine tra scienza dell’investigazione e discipline psicologiche, tra psicologia e psichiatria clinica e forense, tra scientificità ed arte.
Il primo esempio di Criminal Profiling, si ha con Thomas BOND, docente di Medicina Legale a Londra, che nel autunno del 1888, sulla base della propria esperienza personale e dei propri studi, invia una relazione al responsabile della “Criminal Investigation Division”, in cui stila il profilo dell’assassino che semina il terrore a Londra, uccidendo per ben quattro volte in soli tre mesi, cinque prostitute, con particolare efferatezza, e che si autodefinisce “Jack lo Squartatore”.
January 31, 2010 03:16 PM PST
di Giuseppe Fiore
immagine - spiaggia di Cea
January 30, 2010 04:41 PM PST
immagine - blog.libero.it
commento musicale Santo e Johnny
- Maria Elena
Eccoti.
Rimetto via la sigaretta. Non l’accendo, che poi puzzo di fumo.
Opium e fumo fa schifo.
Ti vedo.
Solo un pezzetto di viso, dietro il cristallo della macchina, sotto il parasole abbassato. Solo un pezzetto.
Naso. Bocca. Il mezzo ovale regolare del mento. Sorriso.
Un chiarore nel nero.
Qualcosa mi si annoda dentro.
Stretto. Un pezzo di creta serrato nelle mani.
Schiacciato.
Strizzato.
Fino alla gola. Fino alla bocca. Dio! mi strillo dentro, dio!
Devo sorridere. È difficile. Adesso inciampo. Adesso faccio una delle mie figure di merda.
Entro in macchina e ti butto addosso gli occhi. Solo un attimo.
Non ce la faccio a guardarti. La bellezza mi sfianca.
Sorridi e riparti. Faccia da schiaffi. Silenzioso. Lento. Tranquillo.
Beato te, penso.
No. Beata me.
Mi piace così. Lo sconquasso.
Così voglio.
Chiudo gli occhi. Respiro fondo. L’aria non entra. C’è come un intoppo.
Dai! Dici, Dai!…dio che voce! Dai! E sorridi, scuotendo la testa. Dolce.
Bella testa. Perfetta. E sorridi…
.. ti faccio smettere di sorridere. Contaci. Quegli occhi te li faccio chiudere.
Come la notte stesa sul mare. Contaci.
Le mani sul volante. Sicure. Lo sfiori appena. E quello t’asseconda.
Bianche mani. Perfette mani, addosso. Ecco, si. Ti lascio fare, adesso. Meno male che non mi metto mai i pantaloni. Non mi piacciono i pantaloni.
Vuoi mettere una bella gonna larga, che si tira su.
Sento quel caldo attraverso le calze sul ginocchio e la mano sale.
Cerca un varco, oltre il pizzo. Facciamo lo speleologo? Rido. E tremo.
Tremo. Mentre parlo. E scherzo. Parlo a raffica. Non mi voglio ascoltare.
Ok, sto zitta. Ora passa. Lo sai, ci vuole un po’, prima… dai. Dai, guida. Buono.
Madonna come mi piace tutto questo. Questa tua sicurezza, come mi piace.
Spavaldo. Bello, giovane e spavaldo. Impunito.
Sento lo stomaco come se non mangiassi da giorni.
Beh, in effetti, potevo mangiare qualcosa. Magari è fame.
Le gambe, ecco, come sfiancate, dopo una salita.
E tremo. Ma che cavolo mi tremo?
Ho voglia di abbandonarmi. Di levarmi il cappotto. Fa caldo. Troppo.
Di cedere.
Sì, sì…tutto sì. Finalmente sì.
La macchina sta scivolando nella città. Come una bolla di sapone.
Sospesa.
Anche lei.
Aspetta di dissolversi.
(by poetella)
January 29, 2010 04:23 PM PST
da
Corrado Govoni, "Giardini chiusi II" (dalla raccolta "Fiale", testo tratto da Gian Luigi Beccaria, "Le forme della lontananza. Poesia del Novecento, romanzo, fiaba, canto: le strutture 'forti’ della letteratura colta e popolare", Milano, Garzanti,1989, p.206)
Orti, dove i convolvoli contorti
più non stendono i deboli polloni;
vasi forti, che più negli orti morti
non salgono i paoni da padroni;
penne disperse dentro gli orti morti,
occhi immemori e smorti di paoni
ritorti a dei vilucchi e a degli storti
polloni ed ai ricami dei balconi;
languida inedia degli orti morti
con qualche marmo mutilo o muscoso,
e un muro vigilato da un’opunzia;
per cui diffonde sopra i fiori morti
un senso d’abbandono saporoso,
la parola nostalgica: “Rinunzia”.
January 28, 2010 03:15 PM PST
immagine - cantierepoesia...
commento music. Shubert. momento musicale n°3
.
C’è saggezza, forse,
o magari la cerco
in quest’andare di gocce sui vetri
a coppie, a gruppi
o dolci e solitarie e sdrucciole.
Paroline sfuggite
dal cielo,
ubriaco e brontolone.
E me ne sto a guardare lo sgocciolio di minuti,
di vetro il mio tempo,
solo un po’ appannato.
Ci scrivo su qualche verso distratto,
giusto per lasciare un segno.
Parvenza d’essere. Riflessa.
…
…
…
(by poetella)
January 27, 2010 03:45 PM PST
autore - babilonia86
immagine - marilisasibilla89...
January 25, 2010 04:26 PM PST
autrice - Michela Zanarella
immagine - foto43.blog.kataweb.it
(Liberatoria: "Concedo ad Accademia dei Sensi la facoltà di riprodurre per voce e per iscritto il testo della mia poesia "La casa degli isitnti". Dichiaro che il testo non è sottoposoto a diritti SIAE e mi impegno a informare Accademia dei Sensi l'eventuale iscrizione. Michela Zanarella")
January 24, 2010 09:42 AM PST
di Giancarlo De Cataldo.
Tratto da "Magistratura democratica
Agemda 2010", Torino, Edizioni
Angolo Manzoni
January 20, 2010 03:26 PM PST
di Giuseppe Fiore
immagine:
censorina.splinder.com
January 20, 2010 02:26 AM PST
di Massimo Gramellini
da "La Stampa", 12-01-2010
immagine - comune.jesi.an.it
January 18, 2010 03:21 PM PST
Commento musicale Borodin –
String quartet n*2 in D major Nocturne
IMMAGINE - icgoito.it
Ecco. Fine della ricreazione.
Entro.
Già l’odore della classe mi si butta addosso, prima di Kevin. Urlante. Co’ la lattina di coca in mano, che sbruffa e schizza. E meno male che non mi casca sul maglione. È rosa….
La coca, dico. Meno male che non mi casca. Assieme a Kevin.
-Ma che cavolo fate?- urlo e mi massaggio la spalla. Che per parare libri, registro, cappotto, borsa, e pure telefonino che stavo mettendo via mi sono mezza slogata. Accidenti.
Nell’aria se ne sta sdraiato un odore denso di pizza, panini con la mortadella, patatine, aglio (qualcuno deve esserselo mangiato a chili, ieri sera), e sudore.
Sono delle puzzole, a quell’età.
Poi cominciano a lavarsi e a profumarsi. Per le ragazze.
Per ora certi si profumano solo. Senza lavarsi.
Bell’inizio di ora.
Che ogni ora è come una vita intera. Segnata. Già tutta scritta. Fino dall’inizio.
Cominciamo bene.
Poso tutto sulla cattedra.
Sommersa da voci, da urla. Due in fondo s’inseguono. Due leoni. Due galli. Si beccano, s’afferrano. S’ammazzano. Mi fa male la spalla.
Devo dividerli. Devo.
Chi cavolo me l’ha fato fare a fare la prof.
Dovevo lavorare in un museo, io. Silenzioso. Magari con la musichetta in sottofondo. Non ce la mettono quasi mai. Niente è perfetto.
Intervengo tra i due.
Basta! Fermi! Li divido. Li tengo. Stringo forte i polsi. Marco e Serban. Due pesti.
È lui, prof. Me rompe. M’ha detto i morti.
Minaccio note. Ma che gli frega delle note. Non è questo.
Io non lo so più che ci vorrebbe per questi ragazzi. Sono delle furie. Hanno una rabbia dentro che esce di continuo. Allaga tutto. La classe è intrisa di rabbia.
Che cavolo gli spiego come si fa a disegnare la pianta della classe.
Ma che ci devono fare con la pianta della classe.
Ok, oggi non si fa lezione.
Ho deciso.
Oggi si parla.
Pare facile. Non sanno parlare. S’accavallano. Imprecano. Si sovrastano. Vogliono avere ragione. Vogliono che gli si dia ragione. Non gliela da mai nessuno.
Ecco. Un raro momento di silenzio. Si sono calmati. So che durerà un attimo. Approfitto per parlare. Prima non avrebbero sentito.
-Prendete le sedie. Portatele tutte qua. Attorno a me. Fate un cerchio.
Non gli pare vero.
Si gioca. Tutto è gioco. Vorrebbero sempre giocare. Per scordare l’inferno che hanno dentro. Che scuola…
Forse non sono tutte così.
Il cerchio è fatto intorno a me. Ora parliamo.
M’ascoltano.
Parlo.
Parlo per mezz’ora. Commossa. Partecipe. M’ascoltano. Tutti.
Poi tocca a loro. Anche perché mi fa male la gola, dallo sforzo. E la spalla.
Quando è suonata la campanella sono trasaliti. Tutti. Non volevano finisse.
E al diavolo la pianta della classe.
Farò lezione domani.
.
.
.
(by poetella)
January 17, 2010 12:15 PM PST
Masaniello - Maria
Francesca - Roberta
favola di Esopo
immagine - paroledautore.net
C'era una piccola zanzara assai furba e spavalda. Stanca di giocare con le solite amiche, decise un giorno, di lanciare una sfida al Re della foresta. Si presentò così davanti al sovrano che era il leone e lo salutò con un rispettoso inchino. Il grande Re che era intento a schiacciare uno dei suoi pisolini più belli lungo la riva di un fiume, lanciò una distratta occhiata all'insetto. "Oh! Buongiorno".
Rispose Sua Maestà spalancando la bocca in un possente sbadiglio.
La zanzara disse: "Sire, sono giunta davanti a Voi per lanciarvi una sfida!" Il leone, un po' più interessato, si risvegliò completamente e si mise ad ascoltare.
"Voi" continuò l'insetto "credete di essere il più forte degli animali eppure io dico che se facessimo un duello riuscirei a sconfiggervi!" Il Sovrano divertito disse: "Ebbene se sei tanto sicura,proviamo!" In men che non si dica il piazzale si riempì di animali d'ogni genere desiderosi di assistere alla sfida. La " Singolar Tenzone" ebbe inizio. L'insetto andò immediatamente a posarsi sul largo naso dell'avversario cominciando a pungerlo a più non posso. Il povero leone preso alla sprovvista tentò con le sue enormi zampe di scacciare la zanzara ma, invece di eliminarla, egli non fece altro che graffiarsi il naso con i suoi stessi artigli. Estenuato, il Re della foresta, si gettò a terra sconfitto. Così, la piccola zanzara fu acclamata da tutti i presenti. Levandosi in volo colma di gioia, la zanzara non si accorse però della tela di un ragno tessuta tra due rami e andò ad imprigionarvisi proprio contro. Intrappolato in quell'infida ragnatela l'insetto scoppiò in lacrime, consapevole del pericolo che stava correndo. Fortunatamente il leone, che aveva assistito alla scena, con una zampata distrusse la tela e liberò la piccolina dicendo:
"Eccoti salvata mia cara amica. Ricordati che esiste sempre qualcuno più forte di te! E questo me lo hai insegnato proprio tu!" La zanzara, da quel giorno imparò a tenere un po' a freno la propria spavalderia.
Le persone troppo sicure di sé riescono, a volte, a superare gli ostacoli più grossi ma inciampano spesso nelle difficoltà più piccole.
January 17, 2010 06:34 AM PST
JEO NO' IPPO TORERO
legge - Attilio - Francesca - Massimo
autore - Antoninu Mura Ena
musica - Launeddas
IO NON ERO TORETO
Io ero Juanne' Arina
ragazzo piccolo
al tempo del grano, mattina e sera,
di buoi e di vacche pungitore.
Ma non ero torero.
Io non sono morto
alle cinque del pomeriggio
(come Ignacio Sances)
Io sono morto all'alba
nel crescere.
Non c'era per me nell'arena
una sporta di calce portata
e stesa sopra il sangue.
A me non hanno recato
un telo bianco.
Un bue mi aveva incornato
all'entrata dell'orto.
Ohi! Che sono morto.
Mia mamma ho chiamato
all'ingresso dell'orto.
Mamma è venuta all'orto.
Dammi la mano mamma
e liberami te ne prego
da questa mala calura
della terra dell'orto.
Non lasciarmi per terra
come dietro al gregge.
Chiamami babbo, mamma,
che dalla guerra ritorni....
-Figlio mio bello,
non lo posso chiamare,
ché babbo è morto in mare,
e tu sei orfano,
grazioso figlio mio.
Lo dovrai raccontare
in ogni terra e porto
che ha avuto malo sgarbo
figlio grazioso mio
lo dovrai raccontare
che babbo è morto in mare
in ogni terra e porto
che babbo in mare è morto.
Ohi la febbre, la febbre!
Un filo lucente mi porgeva cajente
babbo, il morto in mare
me lo porgeva perché salissi
al cammino dei cieli.
Risaliva al mio fianco un giovane ferito,
con il corpetto aperto
di bianco cristallo
e una spada in mano.
E con l' inguine aperto
come il mio.
E lo guardavo io,
e lui mi osservava:
-Sei ferito? Certamente
-Sei un torero? No che non lo sono.
Vostè ha una ferita al linguine
aperta, come la mia.
Vostè è un torero?
-Io sono un rìo di leònes!
Gloria di Andalusia.
Sei un torero?
No che non lo sono.Io non ero torero.
Io ero Juanne' Arina,
ragazzo piccolo.
A mattina e sera,
al tempo del grano,
di buoi e di vacche pungitore.
Ma non ero torero.
All'ingresso dell'orto
un bue mi aveva incornato:
ma non ero torero.
-Buono, bambino, buono.
Tu sei un torero!
Il più grande torero sardegnolo
venuto a mancare da ragazzo.
Saliamo uniti ai tori celesti.
Dài la tua piccola mano
a questo leone ferito,
torero sardegnolito
bambino del mio cuore.
Traduzione dal sardo di Natalino Piras
January 16, 2010 04:25 PM PST
favola di Esopo
immagine - paroledautore.net
January 15, 2010 03:01 PM PST
di Matteo Siano
Faligi Editore, 2008
immagine tratta dal libro
January 14, 2010 04:57 PM PST
immagine - quattroamicialbar.blog...
commento musicale Borodin String quartet n°2-Nocturne
Che poi c’è una cosa.
Che poi c’è una cosa che certi pomeriggi quieti mi manca.
Mentre stiro, che ne so,
o rimetto in ordine un armadio,
prima che somigli troppo alla cuccia di Snoopy.
C’è una cosa che mi manca,
ma non ho mai il coraggio di dirmela forte.
Me la tengo in un cantuccio,
come l’ultima caramella,
o il pacchetto di cracker cominciato,
con rimasto dentro un pezzettino e qualche briciola.
Sta là, e brigo per casa, veloce o lenta, dipende,
ma faccio, faccio per tenermi la testa vuota e il cuore leggero.
Come oggi, che scrosciava fuori un’acqua di quelle
che ti viene voglia di startene a letto a sentire tuoni e baci mischiati,
e fare finta di avere paura. Sì, come scusa. Ti ricordi quella volta?
Che a ogni tuono mi rannicchiavo e tu mi stringevi forte.
E sembrava che il mondo si stesse rivoltando
per farci stare più vicini. Che poi era impossibile.
Dicevo? Ah sì. C’è una cosa che mi manca.
Ma ancora non la voglio dire.
Ci vuole coraggio a dire certe cose.
E stasera non ce l’ho.
L’ho consumato tutto coi ragazzi, stamattina.
Che certe volte ce ne vuole per fargli credere che sei più forte tu.
E invece sono più forti loro, che sono giovani.
Hanno tutto davanti e non hanno mai sonno.
E se ce l’hanno dormono. E sognano. Loro.
Sono giovani. Ancora pensano che c’è tempo. Per tutto.
E hanno fretta.
Io non ho più fretta. Fretta di che?
Qui si va alla deriva.
E l’approdo è un’isola piena di cannibali.
E di mostri.
E starsene nell’acqua è ancora la cosa migliore.
L’unica possibile.
Sì, sì. Lo so che ormai l’ho cominciato il discorso.
La devo dire ‘sta cosa.
È inutile che cincischio e giro come una leonessa che si spiana la cuccia.
E faccio e disfaccio per non darmi soddisfazione.
E penso… non ci riesco a non pensare.
Anche se fatico e sudo, e fuori è freddo e anche dentro.
Ecco. Allora la dico.
Vorrei…sì, vorrei che tu fossi qui e mi guardassi
con quello sguardo che so
e t’avvicinassi come un leopardo verso la gazzella che dorme.
Cauto ed elegante. Cauto?
Mah…non sei mai cauto. Elegante sì. Anche nudo sei elegante.
Come è elegante la bellezza. E la giovinezza.
Ti avvicinassi e io ti dicessi sorridendo - E no, dai! Sta buono che devo stirare.
Ecco. Questo mi manca.
Poterti una volta dire di no.
Che c’è tempo, tanto…
…
…
…
(by poetella)
January 13, 2010 03:39 PM PST
di Corrado Guzzanti
"Poesia in rima sbracata"
(da Agenda Comix 2009)
immagine - media.photobucket.com
January 11, 2010 02:08 PM PST
tratto da Gian Luigi Beccaria,
"Le forme della lontananza"
Garzanti, 1989
immagine - www.mostradelcinemadivenezia
January 09, 2010 04:53 PM PST
commento musicale.DEbussy. Sarabande
IMMAGINE - milaklee.blogspot.com
January 08, 2010 03:46 PM PST
da Paul Valéry,
in AA.VV., "Prisma letterario"
vol. 3B, La Nuova Italia, 2000
immagine - catalog.ebay.it
January 08, 2010 06:09 AM PST
commento musicale Shumann-Romance
immagine - glittergraphicsnow.com/
January 07, 2010 02:57 PM PST
Teatron, Sophie, Masaniello
Favola di Esopo
immagine - paroledautore.net
January 07, 2010 06:33 AM PST
IMMAGINE - dreamsandmermaids...
commento musicale
Les ombres errantes. Couperin
January 06, 2010 09:37 AM PST
"La storia della Befana tra sacro e profano"
di William Facchinetti Kerdudo
tratto dal sito www.turismoinsolito.com
IMMAGINE - www.andromedafree.it
January 05, 2010 03:44 PM PST
musica - Chopin
video confezionato da Poetella
immagine - incontroallapoesia.it
January 04, 2010 04:05 PM PST
Favola di Esopo
Autori
Rita, Teatron, Sophie, Masaniello
January 03, 2010 03:51 PM PST
da Stefano Benni, "Il bar sotto il mare"
Feltrinelli, 2001
IMMAGINE - .stefanopasini.it
January 02, 2010 05:20 PM PST
DIVINA COMMEDIA
immagine - sardini.it
January 02, 2010 02:28 PM PST
Autore Dante Alighieri
Musica - Giuseppe Cristofani
immagine - commons.wikimedia.org
January 02, 2010 01:42 PM PST
commento musicale
Chopin, opera 27, n°2-Notturno
immagine - cantosirene.blogspot.com
January 02, 2010 01:59 AM PST
favola africana
IMMAGINE - animate/andorinha1972
January 01, 2010 05:53 PM PST
classe IV Rodari
January 01, 2010 05:35 PM PST
Cesare Pavese da "Lavorare stanca"
Debussy...in sottofondo...
immagine - blog.libero.it
December 31, 2009 06:49 AM PST
IMMAGINE - renzocampanini.it
December 30, 2009 03:58 PM PST
Da Dante Alighieri, Inferno XXXIII
immagine - misilmeriblog..
December 29, 2009 03:21 PM PST
commento musicale Sarabande- Debussy
IMMAGINE - wwwrosac1.style.it
December 29, 2009 01:10 AM PST
fiaba cinese
Letta da - Masa - Sophie -
Roberta - Francesca -
immagine - paroledautore.net
December 28, 2009 02:45 PM PST
di Teatron
immagine - da0c615ebb19a57a.jpg
December 27, 2009 04:17 PM PST
DI POETELLA
IMMAGINE - myecard.it
commento musicale Meditation da Thais Massenet
December 27, 2009 02:59 PM PST
Di Ugo Foscolo
immagine - 88501e37d55fb499.jpg
December 27, 2009 07:54 AM PST
Jonathan Littell
"Le Benevole"
Einaudi 2007
immagine - copertina del libro
December 26, 2009 04:48 PM PST
immagine - STRANGENEWS.jpg
December 26, 2009 03:22 AM PST
da Stefano Benni, "Il bar sotto il mare"
IMMAGINE - http://www.stefanopasini.it/images/
December 24, 2009 05:11 PM PST
musica Paganini: La campanella
immagine - appasionata.wordpress.com
December 23, 2009 01:53 PM PST
immagine - aurorablu.it
December 23, 2009 04:53 AM PST
Di Anonimo, ricevuta in mail attraverso catena di Sant'Antonio
immagine - postadababbonatale.com
December 21, 2009 04:46 PM PST
commento musicale
Couperin- Les ombres errantes
immagine - noi-e-la-luna.it
December 20, 2009 04:16 PM PST
di Prévert/Riccardo Cassini
da Agenda Comix 2008
immagine - blog.libero.it
December 20, 2009 02:15 PM PST
di Ele
MUSICA - MD_NewAge
immagine - centoiso.com
December 19, 2009 02:43 PM PST
commento musicale C.Debussy. "Reverie"
immagine - lamenteeilcuore...
December 18, 2009 12:19 PM PST
Nazim Hikmet
musica : Giovanni Allevi - Come se veramente
immagine: runner74.it
December 17, 2009 06:22 AM PST
commento musicale Oblivion Piazzolla
immagine - cerchiamo.net
December 16, 2009 06:02 AM PST
da Claudio Batta
"Nella nimmisitca non mi Batta nessuno",
tratto da Agenda Comix 2008
immagine
cantodellasfinge.net
December 15, 2009 03:28 PM PST
commento musicale
Johanes Ciconia "chi nel servir antico"
immagine - liquidarea.com
December 14, 2009 01:22 PM PST
Monologo di Patrizia Monaco
Musica: Giuseppe Cristofani
immagine - altercatio.com
December 14, 2009 12:40 PM PST
commento musical
Johannes Ciconia. Chi nel servir antico
immagine - natura1984.spaces.live.com
December 13, 2009 05:50 AM PST
immagine - kriskevin.splinder.com
MUSICA - LUDOVICO EINAUDI
December 12, 2009 03:19 PM PST
Enrico Borla e Ennio Foppiani,
Bricolage per un naufragio. Alla deriva nella notte del mondo
Moretti&Vitali, 2009
immagine - blogspot.com
December 11, 2009 04:35 PM PST
Di - Ugo Foscolo
immagine - felicitaraggiunta...
commento musicale
"Coro a bocca chiusa"
dalla Butterfly di Giacomo Puccini...
Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar da cui vergine nacque
Venere, e fea quell’isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l’inclito verso di colui che l’acque
cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di avventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.
Tu non altro che il canto avrai del figlio
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.
December 10, 2009 04:39 PM PST
commento musicale
Johanes Ciconia "chi nel servir antico
immagine - ilbuiodellaluce...
December 09, 2009 01:24 PM PST
di Francesco De Girolamo
immagine - blog.libero.it
December 08, 2009 05:13 PM PST
Di Poetella
immagine - assolodipoesia...
December 07, 2009 03:43 PM PST
di Ugo Foscolo
musica - Mahler, adagetto della V sinfonia....
immagine - felicitaraggiunta.
Forse perché della fatal quiete
tu sei l’immago a me sì cara vieni
o sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,
e quando dal nevoso aere inquiete
tenebre e lunghe all’universo meni
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
cha vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme
delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.
December 06, 2009 12:27 AM PST
Tony intervista nel corso
della sua trasmissione
l'autore de
Il Castello dell'Acqua
dal programma Nostalgia
del 29 novembre 2009
December 05, 2009 04:55 PM PST
Di Poetella
Musica: musica: Adagio di Albinoni..
immagine : orientalia4all.net
*
M’affami mia terra,
siccità di silenzi aspri
d’attesa
e m’appaghi
di rugiada che basterebbe, forse,
che basta a goccia
a goccia.
Goccia di parola
estorta,
strizzata da seno di tuo esistere,
avaro, esigente maestro d’estreme
scalate.
Resine imprigionano ricordo
catturato,
conservato millenni
sul tronco del tempo. Mio.
Ormai incancellabile, eterno possesso.
December 04, 2009 04:19 PM PST
Testo di Amy
Immagine: progetto-rena.it
December 04, 2009 05:31 AM PST
di MARIA TERESA DE SANCTIS
IMMAGINE: 2elle.wordpress.com
colonna sonora:
THE RESIDENTS LOSER WEED
December 03, 2009 05:36 AM PST
commento musicale
Couperin-premier suites. preludio
immagine:
blog.libero.it/Shardana00/
Ma perchè, se è possibile trascorrere questo po'
d'esistenza
come alloro, il verde un po' più cupo
di tutto l'altro verde, le piccole onde ad ogni
margine di foglia (sorriso di brezza) - perchè
costringersi all'umano e, evitando il Destino,
struggersi per il Destino?
Oh, non perchè ci sia felicità,
quest'affrettato godere di cosa che presto perderai.
Non per curiosità o per esercizio del cuore,
questo, anche nel lauro sarebbe...
Ma perchè essere qui è molto, e perchè sembra
che tutte le cose di qui abbian bisogno di noi, queste
effimere
che stranamente ci sollecitano. Di noi, i più effimeri.
Ogni cosa
una volta, una volta soltanto. Una volta e non più.
E anche noi
una volta. Mai più. Ma quest'essere
stati una volta, anche una volta sola,
quest'essere stati terreni pare irrevocabile.
E così ci affanniamo, e lo vogliamo compiere,
vogliamo contenerlo nelle nostre semplici mani,
nello sguardo che ne trabocca e nel cuore che non ha
parola.
Lo vogliamo diventare. A chi darlo? Meglio
tener tutto, per sempre... Ah, nell'altro rapporto, di là,
ahimé, che cosa portiamo? Non il guardare che qui
lentamente imparammo, e nessun avvenimento di qui.
Nessuno.
Allora le pene. Allora soprattutto quel senso di peso,
allora la lunga esperienza d'amore, - allora
soltanto quel ch'è indicibile. Ma poi
fra le stelle, che farne? Son tanto meglio indicibili loro,
le stelle.
Anche il viandante dal pendio della cresta del monte,
non porta a valle una manciata di terra,
terra a tutti indicibile, ma porta una parola conquistata,
pura, la genziana
gialla e blu. Forse noi siamo qui per dire: casa
ponte, fontana, porta, brocca, albero da frutti, finestra,
al più: colonna, torre... Ma per dire, comprendilo bene
oh, per dirle le cose così, che a quel modo, esse stesse,
nell'intimo,
mai intendevano d'essere.
[...]
Qui è il tempo del dicibile, qui la sua patria.
Parla e confessa. Sempre più
vengon meno le cose, quelle da viversi, perchè
ciò che le butta per sostituirle è un fare alla cieca.
Un fare sotto croste che docilmente saltano appena che
l'interno lavorìo dà fuori e si pone altri limiti.
Tra i magli resiste
il nostro cuore, come resiste
la lingua tra i denti
che resta tuttavia, tutto malgrado, per lodare.
December 02, 2009 09:29 AM PST
TESTO DI AMY
IMMAGINE - archimagazine.com
December 01, 2009 11:25 AM PST
Ulisse
immagine - patrimonio2.
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