Player_logo Podcasts Community Create a Podcast
La Bottega da Caffè - Asia e Giorgio
October 31, 2009 04:55 PM PDT

ANNA E GIORGIO leggono

 

 

LA BOTTEGA DA CAFFE' di Carlo Goldoni

atto 1° - scena 20^

 

personaggi ed interpreti :

la Signora VITTORIA (moglie) -- ANNA

Il Sig. EUGENIO ( marito) -- GIORGIO

 

 

ANTEFATTO: la scena rappresenta l'incontro fra la signora VITTORIA, vestita in maschera per non farsi riconoscere, che si introduce nella bottega da caffè frequentata dal marito signor EUGENIO, reduce da importanti perdite al gioco, per controllarne le mosse; ma appena lo incontra abbassa la maschera e si rivela.

 

Scena ventesima

Vittoria, poi Eugenio dalla locanda.

 

Vittoria: Voglio accrescere la di lui sorpresa col mascherarmi. (si maschera)

Eugenio: Io non so quel ch'io m'abbia a dire; questa nega, e quei tien sodo. Don Marzio so che è una mala lingua. A queste donne che viaggiano non è da credere. Mascheretta? A buon'ora! Siete mutola? Volete caffè? Volete niente? Comandate.

Vittoria: Non ho bisogno di caffè, ma di pane. (si smaschera)

Eugenio: Come! Che cosa fate voi qui?

Vittoria: Eccomi qui strascinata dalla disperazione.

Eugenio: Che novità è questa? A quest'ora in maschera?

Vittoria: Cosa dite eh? Che bel divertimento! A quest'ora in maschera.

Eugenio: Andate subito a casa vostra!

Vittoria: Anderò a casa, e voi resterete al divertimento.

Eugenio: Voi andate a casa, ed io resterò dove mi piacerà di restare.

Vittoria: Bella vita, signor consorte!

Eugenio: Meno ciarle, signora: vada a casa, che farà meglio.

Vittoria: Sì, anderò a casa; ma anderò a casa mia, non a casa vostra.

Eugenio: Dove intendereste d'andare?

Vittoria: Da mio padre; il quale, nauseato dei mali trattamenti che voi mi fate, saprà farsi render ragione del vostro procedere e della mia dote.

Eugenio: Brava, signora, brava. Questo è il gran bene che mi volete; questa è la premura che avete di me e della mia riputazione.

Vittoria: Ho sempre sentito dire che crudeltà consuma amore. Ho tanto sofferto, ho tanto pianto, ma ora non posso più.

Eugenio: Finalmente, che cosa vi ho fatto?

Vittoria: Tutta la notte al giuoco!

Eugenio: Chi vi ha detto che io abbia giuocato?

Vittoria: Me l'ha detto il signor Don Marzio, e che avete perduto cento zecchini in contanti, e trenta sulla parola.

Eugenio: Non gli credete, non è vero.

Vittoria: E poi a' divertimenti con la pellegrina.

Eugenio: Chi vi ha detto questo?

Vittoria: Il signor Don Marzio.

Eugenio: (Che tu sia maledetto!) (da sèwinking Credetemi, non è vero.

Vittoria: E di più impegnare la roba mia; prendermi un paio di orecchini, senza dirmi niente. Sono azioni di farsi ad una moglie amorosa, civile e onesta come sono io?

Eugenio: Come avete saputo degli orecchini?

Vittoria: Me l'ha detto il signor Don Marzio.

Eugenio: Ah lingua da tanaglie!

Vittoria: Già dice il signor Don Marzio, e lo diranno tutti, che uno di questi giorni sarete rovinato del tutto; ed io, prima che ciò succeda, voglio assicurarmi della mia dote.

Eugenio: Vittoria, se mi voleste bene, non parlereste così.

Vittoria: Vi voglio bene anche troppo, e se non vi avessi amato tanto, sarebbe stato meglio per me.

Eugenio: Volete andare da vostro padre?

Vittoria: Sì, certamente.

Eugenio: Non volete più star con me?

Vittoria: Vi sarò quando avrete messo giudizio.

Eugenio: (alterato) Oh, signora dottoressa, non mi stia ora a seccare.

Vittoria: Zitto; non facciamo scene per la strada.

Eugenio: Se aveste riputazione non verreste a cimentare vostro marito in una bottega da caffè.

Vittoria: Non dubitate, non ci verrò più.

Eugenio: Animo! via di qua.

Vittoria: Vado, vi obbedisco, perché una moglie onesta deve obbedire anche un marito indiscreto. Ma forse, forse sospirerete d'avermi quando non mi potrete vedere. Chiamerete forse per nome la vostra cara consorte, quando ella non sarà più in grado di rispondervi e di aiutarvi. Non vi potrete dolere dell'amor mio. Ho fatto quanto far poteva una moglie innamorata di suo marito. M'avete con ingratitudine corrisposto; pazienza. Piangerò da voi lontana, ma non saprò così spesso i torti che voi mi fate. V'amerò sempre, ma non mi vedrete mai più. (parte)

Eugenio: Povera donna! Mi ha intenerito. So che lo dice, ma non è capace di farlo; le andrò dietro alla lontana, e la piglierò con le buone. S'ella mi porta via la dote, son rovinato. Ma non avrà cuore di farlo. Quando la moglie è in collera, quattro carezze bastano per consolarla.

 

 

 

Musiche: Chopin Mazurka Op. 17 no. 4 in A minor